Trump e il piano per la deportazione di massa
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Redazione Esteri
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L'allarme lanciato dagli Stati Uniti è chiaro: Donald Trump, presidente eletto, intende utilizzare il Pentagono per realizzare la più grande deportazione di massa della storia americana. Le proteste di piazza e lo scontro con il governatore della California non hanno tardato a manifestarsi, mentre Joe Biden, nel tentativo di abbassare i toni, ha promesso una transizione pacifica, ricevendo Trump nello Studio Ovale.
Il piano di Trump prevede la deportazione di circa 20 milioni di immigrati irregolari, una cifra che molti ritengono eccessiva. Le stime indipendenti, infatti, valutano che gli immigrati irregolari negli Stati Uniti siano tra gli 11 e i 12 milioni. Tuttavia, Trump insiste sulla necessità di deportarli tutti, schierando anche i militari e preparando i jet per l'operazione.
Numerosi osservatori politici sono convinti che il presidente eletto non riuscirà a deportare tutti gli immigrati irregolari, sia per i costi elevati che una simile operazione richiederebbe, sia per la necessità di una rete di collaborazione capillare anche in Stati democratici, dove gli immigrati sono ben integrati o tollerati. Le promesse di una linea dura sull'immigrazione hanno sollevato questioni fondamentali di stabilità e sicurezza per milioni di persone, innescando un vero e proprio esodo da diverse comunità, soprattutto tra coloro che si trovano in una situazione di residenza irregolare.
A meno di una settimana dalle elezioni presidenziali americane, lo staff di Trump è già al lavoro su un complesso e costoso piano per realizzare la deportazione di massa. Le implicazioni di tale operazione sono molteplici e riguardano non solo gli aspetti logistici e finanziari, ma anche quelli umani e sociali.




