Ryanair punta su Rimini con 12 rotte estive, ma il Comune di Bologna dice no agli sconti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Ryanair ha annunciato il suo più grande operativo estivo di sempre in Emilia-Romagna, con oltre 5,3 milioni di posti disponibili nella regione, segnando un incremento del 5% rispetto alla stagione precedente. A fare da volano a questa espansione, che coinvolge in particolare gli scali minori, è stata la decisione della Regione di abolire l'addizionale municipale di 6,50 euro negli aeroporti di Forlì, Parma e Rimini, a partire dal 1° gennaio 2026.

Un provvedimento che ha permesso alla compagnia irlandese di riequilibrare la propria crescita sul territorio, sviluppando questi tre hub emergenti e garantendo, secondo le stime ufficiali, un traffico di 700.000 passeggeri annui, con un balzo del 50%, e il supporto a oltre 445 posti di lavoro complessivi negli aeroporti regionali.

Il 'Fellini' si espande: nuovi collegamenti e prospettive di crescita

Lo scalo intitolato a Federico Fellini, nello specifico, può contare su 12 rotte attive in questa stagione estiva, tra le quali figurano quattro novità assolute che collegano Rimini a Colonia, Manchester, Catania e Wrocław. Un'offerta che è destinata ad ampliarsi ulteriormente con l'avvio, previsto per fine ottobre, di un nuovo volo annuale per Tirana che porterà il numero complessivo dei collegamenti a 13.

Il ceo di Ryanair, Eddie Wilson, nel presentare il piano delle 83 rotte operate in Emilia-Romagna, ha espresso parole di ottimismo per le prospettive dello scalo riminese, sottolineando come la soppressione della tassa abbia rappresentato un volano decisivo per questa crescita, consentendo di offrire tariffe più basse e una connettività più forte per l'intera regione.

Il no del Comune di Bologna: basta sconti, priorità al rumore

Un clima ben diverso, invece, si respira a Bologna, dove le dichiarazioni di Wilson, che aveva auspicato l'abolizione della tassa anche per il Marconi, hanno incontrato una netta chiusura da parte dell'amministrazione comunale. La vicesindaca Emily Clancy, intervenendo durante il question time a Palazzo d'Accursio, ha replicato con un secco "no" alla richiesta della compagnia irlandese. "Nessuna scontistica o ulteriori incentivi alle compagnie aeree – ha ribadito Clancy – come del resto già deciso dal Consiglio comunale. siamo invece impegnati a migliorare l'impatto acustico dei tanti sorvoli che ci sono sulla città: questa è la preoccupazione dell'amministrazione". Una presa di posizione che sposta il baricentro del dibattito dalla fiscalità alla sostenibilità ambientale, ponendo l'accento sul disagio provocato dal traffico aereo sulla città.

Le ragioni di uno stop: risorse e impatto ambientale

A sostenere la linea del Comune, sebbene con motivazioni in parte diverse, è anche Coalizione Civica, che già in passato aveva giudicato "improponibile" la richiesta di abolire l'addizionale. Il consigliere Detjon Begaj aveva evidenziato come il meccanismo di questa tassa sia, di fatto, iniquo per il capoluogo emiliano: dei 6,50 euro pagati da ogni passeggero in partenza da Bologna, al Comune arriva solo una quota minima (stimata in meno di 300 mila euro all'anno), mentre la stragrande maggioranza finisce nelle casse dello Stato.

"Bologna non può essere penalizzata due volte – aveva dichiarato Begaj – sopportando oltre il 94% del traffico aereo regionale, con impatti pesantissimi su rumore, qualità dell'aria e vivibilità, senza vedere un adeguato ritorno in termini di risorse". Una posizione che trova d'accordo l'amministrazione, impegnata a gestire una crescita esponenziale del traffico (lo scalo ha raggiunto gli 11 milioni di passeggeri) senza cedere su pressioni che potrebbero aggravare ulteriormente il carico sulla città.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.