La caduta di Starmer: il sesto premier in dieci anni lascia Downing Street
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Redazione Esteri
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Il premier britannico Keir Starmer ha annunciato le proprie dimissioni da leader del Partito Laburista e da Primo Ministro in un discorso pronunciato davanti al numero 10 di Downing Street, ponendo fine a un mandato durato meno di due anni e iniziato con una vittoria elettorale schiacciante nel luglio 2024.
La decisione, maturata nel corso di un weekend di riflessione a Chequers, è stata precipitata da settimane di crescenti pressioni interne e dal crollo di consensi, culminate con la vittoria di Andy Burnham nelle elezioni suppletive di Makerfield, un risultato che ha aperto formalmente la corsa alla successione. Con il suo addio, Sir Keir è destinato a entrare in una statistica poco invidiabile: è il sesto inquilino di Downing Street ad abbandonare anticipatamente l'incarico nell'arco di un decennio, in un Paese che in passato aveva conosciuto governi capaci di definire intere epoche storiche.
Un discorso tra rivendicazioni e commozione
Nel suo intervento, Starmer ha ripercorso le tappe principali della sua leadership, rivendicando di aver ereditato un partito "politicamente, finanziariamente e moralmente fallito" per poi rimetterlo in carreggiata, "estirpando il veleno dell'antisemitismo" e ripristinando la fiducia su economia, difesa e sicurezza nazionale.
Ha citato tra i successi del suo governo il calo dell'inflazione, la riduzione delle liste d'attesa del Servizio Sanitario Nazionale e la proposta di legge per vietare l'accesso ai social media ai minori di 16 anni. Tuttavia, il momento più toccante e raccolto è arrivato nel finale, quando, con la voce strozzata dall'emozione, ha annunciato le sue dimissioni per poi rivolgersi alla moglie Victoria, definita la sua "roccia", dichiarando che intende ora dedicarsi al "lavoro più importante": essere il miglior marito e padre possibile.
Un passaggio che ha sorpreso molti commentatori per l'intensità emotiva, inattesa in un leader solitamente descritto come riservato e controllato.
L'ombra di Burnham e la transizione
Il fattore scatenante della crisi è stato il trionfo di Andy Burnham, il carismatico ex sindaco della Greater Manchester, nelle elezioni suppletive del 18 giugno. Soprannominato il "King of the North", Burnham ha ottenuto un seggio alla Camera dei Comuni, requisito indispensabile per lanciare la sfida alla leadership laburista.
L'uscita di scena di Starmer spiana ora la strada a Burnham, considerato il grande favorito alla successione e l'uomo in grado di ricucire lo strappo tra le periferie del nord e il potere centrale di Londra. Starmer ha chiesto al Comitato esecutivo nazionale del partito di fissare un calendario per la corsa alla leadership, con l'apertura delle candidature il 9 luglio e la chiusura il 16 luglio, al fine di garantire che un nuovo leader sia in carica entro la ripresa dei lavori parlamentari a settembre.
Non è esclusa la possibilità di un'elezione per acclamazione, se Burnham si presenterà come unico candidato, ipotesi che nelle ultime ore ha preso sempre più piede e che permetterebbe un passaggio di consegne già a metà luglio.
Un premierato segnato da pressioni e critiche
Il mandato di Starmer è stato costantemente segnato da una popolarità in caduta libera, da cambi di rotta politici e da pesanti sconfitte alle elezioni locali di maggio. A minare ulteriormente la sua posizione è stato il caso legato alla nomina di Peter Mandelson come ambasciatore negli Stati Uniti, una scelta contestata per i noti legami del politico con il finanziere Jeffrey Epstein, che ha esposto l'inquilino di Downing Street a critiche incrociate.
Anche sul fronte internazionale, i rapporti con il presidente statunitense Donald Trump non sono mai decollati; il tycoon aveva già anticipato le dimissioni di Starmer sui suoi social, accusandolo di aver fallito sulle politiche migratorie ed energetiche. La pressione esterna e il crollo di fiducia all'interno del suo stesso partito hanno reso la posizione di Starmer sempre più insostenibile, portandolo infine ad accettare il verdetto del suo gruppo parlamentare "con buona grazia".
Il leader del Reform UK, Nigel Farage, ha subito invocato elezioni politiche anticipate, mentre la premier uscente lascia un Paese ancora diviso e alla ricerca di una nuova guida.




