Un’altra truffa sventata, ma il “metodo del finto carabiniere” continua a mietere vittime
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Redazione Interno
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Bastano poche, illusionistiche parole al telefono per scardinare una vita di diffidenze. Il copione, ormai tristemente noto, si ripete con variazioni minime: un uomo con voce autorevole contatta una persona anziana, spesso sola, e le comunica che suo figlio – o talvolta l’auto intestata alla vittima – risulta coinvolto in una rapina. È il cosiddetto “metodo del finto carabiniere”, una macchina da soldi per i malviventi che, purtroppo, dimostra ancora un’efficacia devastante. Stavolta, però, l’ingranaggio s’è inceppato.
A Genova, gli agenti della Polizia di Stato hanno denunciato un 37enne originario della provincia di Napoli, sorpreso un attimo prima che potesse mettere le mani sui beni di un’89enne residente ad Apparizione. La vittima, contattata sia sul telefono fisso che sul cellulare da un sedicente carabiniere, ha ricevuto la notizia – falsa, naturalmente – dell’arresto del figlio per rapina, con l’aggiunta che la refurtiva sarebbe stata occultata proprio tra le mura domestiche. La verifica dei gioielli, le è stato spiegato, sarebbe stata effettuata da un altro falso militare inviato sul posto. Ma i veri carabinieri, intervenuti in tempo, hanno bloccato l’uomo prima che potesse consumare il colpo.
L’intuito che disarma il raggiro
Non sempre, però, l’arresto avviene per merito delle sole forze dell’ordine. A Padova, per esempio, è stato il sospetto di una donna di 85 anni a far fallire il piano. La vittima, residente in zona Montà, mentre raccoglieva i gioielli da mostrare al presunto maresciallo – li voleva per un controllo, diceva – ha avvertito una vicina. Le due donne, aspettando l’arrivo del truffatore sulla porta di casa, lo hanno sottoposto a un serrato interrogatorio che lo ha costretto alla fuga. Il malvivente, un 16enne incensurato partito in treno da Napoli quella stessa mattina, è stato successivamente denunciato dalla Polizia di Stato. Nessuna refurtiva è finita nelle sue mani.
Quando la banca corre più veloce del truffatore
A Brescia, invece, la partita si è giocata sui conti correnti e sulla velocità delle segnalazioni. Una donna di 72 anni è stata derubata di quasi 40mila euro – i suoi risparmi, quelli di una vita – dopo una telefonata ricevuta a metà febbraio. Un sedicente operatore di una finanziaria l’aveva informata di una presunta spesa di 1.300 euro effettuata a suo nome. Un meccanismo ben collaudato che, in pochi minuti, ha prosciugato il conto. Eppure, il lieto fine – per quanto amaro – c’è stato: grazie a un intervento tempestivo, la donna ha recuperato 39mila euro. Quasi tutto, tranne un millesimo del danno.
Il viaggio e la preda
Ciò che colpisce, in queste cronache, è la pianificazione quasi chirurgica dei colpi. Il 16enne fermato a Padova, ad esempio, non era uno sprovveduto occasionale: era partito questa mattina da Napoli, ha preso un treno, ha attraversato mezza penisola ed è arrivato in città poco prima di mezzogiorno, già con l’obiettivo di bussare alla porta di un’85enne. Un pendolarismo criminale che mostra quanto il fenomeno sia organizzato e, al tempo stesso, quanto l’anziano sia considerato un bersaglio fragile ma redditizio. La tecnica non cambia, cambiano solo le città e i nomi dei finti marescialli. E mentre le forze dell’ordine continuano a bloccare uno ad uno questi tentativi, il dubbio che molti altri riescano resta, purtroppo, l’unica certezza statistica.




