Gaza e la visione di lusso di Trump, mentre il conflitto continua a mietere vittime
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Redazione Esteri
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Mentre sulla Striscia di Gaza continuano a cadere bombe, con attacchi che venerdì scorso hanno ucciso almeno cinque persone, in gran parte bambini, colpendo una scuola che ospitava sfollati, dalla Casa Bianca arriva una proposta che disegna un futuro radicalmente diverso. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, attraverso una squadra che include il genero Jared Kushner e l’immobiliarista Steve Witkoff, ha fatto elaborare un piano di ricostruzione faraonico battezzato “Progetto Alba”. Questo progetto, stando a quanto rivelato dal Wall Street Journal, ambisce a trasformare le macerie della Striscia in una “Gaza Smart City”, costellata di grattacieli tecnologici, giardini verticali e resort di lusso affacciati sul Mediterraneo. Un’operazione dal costo stimato in 112 miliardi di dollari per il primo decennio, che prevede la costruzione di 100mila unità abitative, oltre 200 scuole e 75 ospedali, oltre a 180 moschee e centri culturali, in un tentativo di riscrivere completamente la geografia economica e sociale del territorio.
Un piano nato negli ambienti immobiliari
Il “Progetto Alba”, che alcuni ricordano essere stato inizialmente denominato “Riviera di Gaza”, non è un documento ufficiale del governo americano ma un’iniziativa privata partorita negli ambienti immobiliari vicini a Trump. Kushner e Witkoff, il quale è anche stato inviato per il Medio Oriente, hanno lavorato a una presentazione di 32 slide che illustra una visione avveniristica, dove treni ad alta velocità collegano una città riconcepita come polo turistico e tecnologico. Questa proposta, che sembra ignorare del tutto la realtà politica e umana sul terreno, arriva in un momento di massima tensione, mentre le operazioni militari israeliane proseguono e le vittime civili, come quelle dell’attacco alla scuola di Al-Tuffah riferito dal direttore dell’ospedale Al Shifa, continuano ad accumularsi.
Il contesto di una colonizzazione accelerata
Parallelamente, il gabinetto di sicurezza israeliano ha dato il suo via libera a una significativa espansione degli insediamenti in Cisgiordania, approvando la costruzione di 19 nuove colonie, portando a 69 il totale delle autorizzazioni concesse negli ultimi tre anni. Il ministro delle Finanze israeliano ha dichiarato che questa mossa serve a bloccare l’istituzione di uno Stato palestinese, definendolo “terrorista”, e ha ribadito l’intenzione di continuare a sviluppare e costruire su quella che considera terra del patrimonio ancestrale. Questa accelerazione nella colonizzazione dei territori occupati rappresenta un ulteriore, complicato sfondo geopolitico rispetto al quale il “Progetto Alba” sembra volare altissimo, disegnando scenari di lusso e pace economica senza affrontare le questioni fondamentali di sovranità, diritti e confini.
La cruda attualità delle operazioni militari
L’attualità, d’altra parte, rimane drammaticamente ancorata alla violenza. L’attacco israeliano di venerdì nel quartiere di Al-Tuffah, a est di Gaza City, ha causato vittime i cui corpi, come ha riportato il servizio di emergenza civile palestinese, sono stati trasportati in diversi ospedali della zona. Questi episodi, che si susseguono da mesi, dipingono un quadro di devastazione umanitaria in stridente contrasto con le slides raffinate del piano Kushner-Witkoff. La distanza tra la visione di una Gaza trasformata in hub globale e la realtà di una popolazione stremata dalla guerra, che cerca rifugio nelle scuole e negli ospedali, appare incolmabile, sollevando interrogativi sulla fattibilità e persino sulle reali intenzioni di un progetto tanto ambizioso quanto contestuale a una politica di insediamenti in continua crescita.




