Roma e Treviso, la guerra silenziosa alle zanzare tra ordinanze e larvicidi obbligatori
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Redazione Salute
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Con l’arrivo della stagione calda, che quest’anno sembra aver anticipato i consueti ritmi primaverili, le amministrazioni comunali italiane hanno messo a punto le strategie per contenere la proliferazione degli insetti vettori, concentrando i loro sforzi sulla cosiddetta “zanzara tigre” (Aedes albopictus) e sulla zanzara comune (Culex pipiens). A Roma, il Campidoglio ha dato il via a un piano capillare che prevede interventi mirati su due fronti principali: i tombini e le caditoie pubbliche, trattati con prodotti naturali dal Dipartimento Tutela Ambientale, e le aree private, dove la responsabilità ricade pesantemente sulle spalle dei singoli cittadini e degli amministratori di condominio. L’obiettivo dichiarato, come si legge nei documenti ufficiali, è quello di ridurre drasticamente i ristagni d’acqua, che rappresentano il terreno fertile ideale per la deposizione delle uova, limitando così il rischio di trasmissione di arbovirosi come il West Nile, la Dengue, la Chikungunya e lo Zika.
Il provvedimento, firmato dal sindaco Roberto Gualtieri, non si limita a suggerire buone pratiche, ma introduce un vero e proprio regime di obblighi e sanzioni, un aspetto questo che distingue l’approccio capitolino da altre realtà locali. I privati, e in particolare i condomini e i cantieri edili, sono tenuti a eseguire trattamenti antilarvali preventivi – preferibilmente con prodotti biologici per ridurre l’impatto ambientale – e a rimuovere qualsiasi contenitore, anche di piccole dimensioni, che possa accumulare acqua stagnante su balconi, terrazzi e giardini. Per chi non rispetta queste disposizioni, le multe possono variare da 50 a 500 euro, cifre che aumentano in caso di recidiva o di presenza di focolai in aree ad alta frequentazione, dimostrando come la prevenzione venga considerata una priorità di salute pubblica e non una semplice questione di decoro urbano.
La campagna di Treviso e la distribuzione gratuita dei larvicidi
Spostandosi al Nord, il modello adottato dal Comune di Treviso presenta alcune differenze sostanziali, sebbene la logica di fondo resti la stessa: combattere la zanzara prima che diventi adulta. La città veneta ha infatti avviato la sua campagna antizanzare 2026, attiva fino al 31 ottobre, basandosi su una suddivisione del territorio in cinque zone operative per garantire una copertura capillare nei trattamenti larvicidi. A differenza di Roma, dove l’accento è posto sulla repressione tramite sanzioni, Treviso punta molto sulla partecipazione attiva e sul supporto logistico alla popolazione. Dal 28 aprile al 20 giugno, un gazebo allestito nell’area del mercato cittadino in Varco Manzoni distribuirà gratuitamente pastiglie antilarvali, consegnando una confezione per nucleo familiare su presentazione di un documento d’identità. Una strategia, questa, che mira ad abbassare la soglia di accesso alla prevenzione, rendendo i mezzi per contrastare il fenomeno disponibili per tutti, in particolare per la gestione dei fossati e delle caditoie private.
Un elemento comune alle due realtà, e che emerge chiaramente dalle direttive comunali, è la consapevolezza che gli interventi pubblici da soli non bastano. Se da un lato Roma ha già completato il primo ciclo di trattamenti su caditoie e tombini a marzo, e proseguirà fino a novembre con ulteriori cinque cicli, la maggior parte delle larve si sviluppa all’interno delle proprietà private. Ecco perché l’assessora all’Ambiente di Roma, Sabrina Alfonsi, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione dal titolo emblematico “Meglio prevenire che zanzare”. Si tratta di un invito a limitare gli innaffiamenti continui, a pulire periodicamente le grondaie, spesso dimenticate e causa di ristagni letali, e a coprire i bidoni dell’acqua; piccoli accorgimenti, questi, che spezzano il ciclo riproduttivo degli insetti. A Treviso, invece, l’attenzione si concentra anche sugli interventi straordinari: in caso di sospetti casi di arbovirosi o di infestazioni particolarmente rilevanti, il Comune si riserva la facoltà di attivare trattamenti adulticidi in collaborazione con l’Ulss 2 Marca Trevigiana.
La minaccia sanitaria e la riorganizzazione della lotta agli insetti
L’urgenza di questi provvedimenti non è affatto casuale, se si considera che gli esperti del settore, come l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, hanno più volte segnalato come le temperature subtropicali che caratterizzano ormai stabilmente le nostre estati rappresentino un incubatore perfetto per questi insetti. Lo scorso anno, il virus West Nile ha causato un numero significativo di casi e decessi, un campanello d’allarme che ha spinto le amministrazioni a passare da un approccio reattivo – si interveniva quando l’emergenza era già conclamata – a uno strutturale e anticipatorio. La zanzara tigre, in particolare, rappresenta un avversario subdolo a causa del suo comportamento subdolo: a differenza della comune zanzara, il suo volo è silenzioso e non ronza vicino alle orecchie, morde anche durante il giorno e si rifugia nella vegetazione lussureggiante, rendendone difficile l’eliminazione manuale.
Mentre Roma e Treviso adeguano i rispettivi piani operativi, l’invito che arriva alla cittadinanza è quello di non abbassare la guardia. Per chi vive in condominio, ad esempio, la nuova ordinanza capitolina specifica che gli amministratori sono direttamente responsabili della manutenzione delle aree comuni e dei sistemi di scolo. Nei cantieri, un settore spesso sottovalutato, è vietato lasciare accumuli di materiale o scavi incustoditi dove l’acqua piovana possa ristagnare. In sostanza, la guerra alle zanzare si vince nei dettagli quotidiani: svuotare i sottovasi dei fiori, conservare le annaffiatoie al chiuso e segnalare eventuali pozzanghere persistenti sono gesti che, moltiplicati per milioni di abitanti, possono ridurre drasticamente la densità degli insetti senza dover ricorrere a massicce irrorazioni chimiche dannose per le api e per l’ecosistema.




