Baby gang, i centri storici del Nordest nella morsa della violenza: «Pericolosi ma liberi, basta. Servono più controlli»
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Redazione Esteri
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Un fine settimana di violenza ha attraversato il cuore del Nordest, lasciando dietro di sé una scia di sangue, vetri rotti e interrogativi irrisolti. È accaduto in piazza dei Signori a Treviso, in via Palazzo a Mestre e in piazzetta Bertossi a Pordenone. Ma non si tratta di episodi isolati: nelle settimane precedenti la stessa scena si era consumata in corso del Popolo a Rovigo e in via Altinate a Padova.
Non nelle periferie degradate, bensì nei salotti buoni delle città, là dove le famiglie passeggiano ancora alle dieci di un sabato sera di quasi estate, tra tavolini all'aperto e vetrine illuminate. È in questi contesti che, sempre più spesso, si materializzano accoltellamenti, sassaiole e scazzottate.
Treviso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso
L'episodio che ha spinto le istituzioni a correre ai ripari è avvenuto sabato sera in piazza dei Signori, il salotto buono dei trevigiani, dove un 21enne a passeggio con la fidanzata è stato colpito al fianco da un 18enne di origine gambiana. La vittima è stata trasportata in ospedale con una profonda ferita, ricoverata in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. L'aggressore, che secondo quanto emerso risulta gravato da numerosi precedenti penali e di polizia, tra cui lesioni personali aggravate, rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale, è stato arrestato per tentato omicidio.
Con l'accusa di concorso sono stati denunciati anche tre giovani italiani, un 19enne e due 17enni, che avrebbero preso parte alla rissa scoppiata per futili motivi.
L'indomani mattina, lunedì 28 settembre, il sindaco Mario Conte ha chiesto e ottenuto un incontro in Prefettura con il prefetto Angelo Sidoti. Al termine del vertice, il primo cittadino non ha usato mezzi termini: «Chi arriva in città per creare problemi deve sentire il fiato sul collo: dobbiamo rendere la vita impossibile ai rompiballe». Conte ha poi rincarato la dose parlando della necessità di «leggi più dure e pene certe», annunciando che giovedì porterà il caso all'attenzione dei ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio.
«Porterò richieste precise: più forze dell'ordine per Treviso e maggiori risorse per consentire ai Comuni di assumere nuovi agenti di Polizia locale», ha dichiarato. E ancora: «Qualcuno dovrà spiegarmi come sia possibile che una persona con precedenti possa girare nel cuore della città, in piazza dei Signori, con una lama in tasca».
Le misure decise in Prefettura
Il prefetto Sidoti ha assicurato un irrigidimento del dispositivo di sicurezza: «Ci sarà maggiore inflessibilità nei controlli, che pure già ci sono. Ma evidentemente occorre un ulteriore giro di vite. Prevediamo anche controlli antidroga specifici e un rafforzamento degli stessi». Le pattuglie appiedate saranno incrementate non solo nella cosiddetta zona rossa, che a Treviso fa perno sulla stazione ferroviaria e comprende il quartiere di San Zeno e via Roma, ma anche nel resto del centro storico.
Il monitoraggio sarà esteso ai locali e ai bar frequentati dai gruppi di giovani già finiti all'attenzione delle forze dell'ordine. La zona rossa, per ora, non potrà essere allargata fino a includere piazza dei Signori: sarebbe impensabile, trattandosi del centro del centro.
Mestre, la rissa tra bande in via Palazzo
La stessa notte, a Mestre, via Palazzo è tornata a essere un campo di battaglia. Prima sono volati bicchieri di plastica, lampade da tavolo e sedie; poi si è passati alle bottiglie rotte e ai posacenere di vetro pesante, lanciati in mezzo ai clienti dei locali. A scatenare il parapiglia, secondo la ricostruzione fornita da testimoni, un trentenne di origine tunisina già vistosamente alterato, che al rifiuto del personale del bar di servire altro alcol ha iniziato a distruggere tutto ciò che trovava all'esterno.
Un bicchiere ha sfiorato il tavolo di un gruppo di cinque ragazzi albanesi, che hanno reagito mettendo in fuga l'uomo. Questi è tornato un quarto d'ora dopo con altri otto connazionali, e la rissa è degenerata per circa cinque minuti tra i plateatici dei bar ai piedi della torre civica. I due gruppi si sono dileguati prima dell'arrivo delle forze dell'ordine, che hanno trovato solo cocci e tracce dello scontro. Domani la richiesta di maggiori controlli approderà sul tavolo della Prefettura di Venezia, dove sarà affrontata l'emergenza che è tornata a presentarsi nel cuore della terraferma.
Pordenone e gli altri fronti caldi
A Pordenone, in piazzetta Bertossi, la violenza era esplosa già nelle settimane precedenti. La notte del 16 giugno, due giovani si erano affrontati prima all'esterno e poi all'interno di una sala slot, lasciando sul pavimento sangue e suppellettili rovesciate. Un 23enne originario del Burkina Faso era rimasto gravemente ferito con due coltellate al torace e una ferita da taglio al volto, mentre un 24enne di Sacile riportava diversi tagli in testa.
Per quest'ultimo, il questore Graziella Colasanto ha firmato un Daspo Urbano di due anni, che gli impedirà di avvicinarsi all'agenzia di scommesse di piazza XX Settembre e alle vie limitrofe.
A Padova, via Altinate è da mesi al centro delle segnalazioni di residenti e commercianti. Un'aggressione avvenuta il 7 settembre davanti a una gelateria ha riacceso i riflettori sulla zona: un uomo di origine nordafricana, secondo la testimonianza di una avvocata presente sulla scena, si è scagliato senza apparente motivo contro un 19enne e la sua ragazza, picchiandoli con violenza inaudita prima di essere immobilizzato dalla polizia.
Nelle settimane precedenti, la stessa via era stata teatro di una rissa davanti a un negozio e di episodi di spaccio e vandalismo che avevano spinto i commercianti a chiedere maggiore sorveglianza. A Rovigo, in corso del Popolo, la scena si era ripetuta con dinamiche analoghe, alimentando la sensazione che il fenomeno non conosca confini geografici né distinzioni sociali.
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