La locomotiva tedesca, spenta per due anni, riprende lentamente marcia
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Redazione Economia
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L'economia tedesca, dopo due anni consecutivi di recessione che avevano gettato un'ombra lunga sull'intera area euro, ha ufficialmente invertito la rotta nel 2025, registrando una crescita del Pil reale dello 0,2%, dato che sale allo 0,3% se depurato dagli effetti di calendario. Le stime diffuse dall'Ufficio federale di statistica tedesco, il Destatis, segnano dunque una discontinuità, sebbene contenuta nei numeri, che assume un significato politico ed economico di rilievo, soprattutto considerando il ruolo tradizionale di traino che Berlino esercita sul continente. L'Italia, legata a doppio filo alla dinamica della domanda tedesca attraverso un fitto interscambio commerciale, guarda a questo timido segnale positivo con attenzione, consapevole che una ripresa stabile del principale partner europeo rappresenta un fattore di sostegno cruciale per le proprie esportazioni.
La spinta del riarmo e la fine dei vincoli di bilancio
Analizzando i motori di questa inversione, gli osservatori sottolineano come il risultato sia frutto di una combinazione di fattori, alcuni congiunturali e altri di policy. Da un lato, il potenziamento degli investimenti industriali nel settore della difesa, un comparto che ha trovato una spinta formidabile nel nuovo contesto di sicurezza europea seguito al conflitto in Ucraina, ha generato ordini e attivato filiere. Dall'altro, e forse in misura più strutturale, ha pesato la decisione del governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz di allentare i vincoli di spesa pubblica, superando quelle regole di bilancio che per anni avevano imbrigliato la capacità d'intervento dello stato. Una scelta, quest'ultima, che Merz ha accompagnato con un'ammissione di responsabilità riguardo alla precedente politica energetica nazionale, in particolare sulla decisione di abbandonare il nucleare, rivelatasi un limite durante la crisi degli approvvigionamenti.
La cautela delle imprese italiane e il caso del Nordest
Nonostante il dato confortante, la prudenza rimane l'atteggiamento predominante, specialmente tra le aziende italiane più esposte al ciclo tedesco. Nel Nordest, regione manifatturiera per eccellenza il cui destino economico è storicamente correlato alla salute dell'industria germanica, il respiro è trattenuto. Gli imprenditori, consci che un dato mensile non fa tendenza, valutano con estrema circospezione la portata di questa ripresa, auspicando che nei prossimi trimestri la crescita tedesca possa consolidarsi e acquisire un ritmo più sostenuto, tale da trascinare effettivamente la domanda di componenti e beni strumentali made in Italy. La locomotiva, insomma, è ripartita, ma viaggia a velocità ridotta e il suo tragitto è monitorato con apprensione dai vagoni che le sono agganciati.
Gli sviluppi nel quadro energetico europeo
Un elemento di contesto non marginale, che interagisce con la ripresa economica, riguarda l'approvvigionamento energetico. In questo panorama, un dato sorprendente è emerso dalla Spagna, che ha visto raddoppiare le importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, un flusso che si è intensificato significativamente sotto la presidenza di Donald Trump. Questa dinamica, unita alle politiche tedesche di diversificazione, contribuisce a ridisegnare la mappa energetica europea, con effetti indiretti ma tangibili sulla stabilità dei costi per le imprese, fattore decisivo per una ripresa solida e duratura.




