La locomotiva tedesca fatica a ripartire: elezioni 2025 e il rebus della coalizione
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Redazione Esteri
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Sembra un ricordo lontano, quasi sfocato, quello della Germania di Angela Merkel, che nel luglio 2015, con il pugno di ferro, impose condizioni draconiane alla Grecia di Alexis Tsipras, sull’orlo di un’uscita dall’euro. Quel periodo, in cui il premier greco, esausto dopo una notte di trattative, arrivò a togliersi la giacca in segno di protesta, appare oggi come un’altra era, non solo per la Germania ma per l’intera Europa. Quel che resta è un’economia tedesca che, un tempo locomotiva del continente, oggi arranca, mentre il Paese si prepara a elezioni anticipate che potrebbero ridisegnare gli equilibri politici.
Domenica 23 febbraio 2025, i cittadini tedeschi saranno chiamati a rinnovare il Bundestag, il parlamento federale, in un clima di incertezza senza precedenti. Le urne apriranno alle 8 e chiuderanno alle 18, ma già oggi è chiaro che il voto si svolge in un contesto profondamente mutato rispetto agli anni della stabilità merkeliana. La cosiddetta “coalizione semaforo”, formata da socialdemocratici (Spd), Verdi e liberali (Fdp), è entrata in crisi lo scorso 6 novembre, lasciando il cancelliere Olaf Scholz a guidare un governo di minoranza in attesa di nuove elezioni. Un’instabilità che riflette la difficoltà di trovare un equilibrio tra forze politiche sempre più frammentate.
In questo scenario, emerge la figura di Friedrich Merz, leader della Cdu, partito di centrodestra che punta a riconquistare il ruolo di protagonista dopo anni di opposizione. Merz, settantenne cattolico renano, incarna un pensiero politico che guarda all’Europa unita con una visione forte, quasi nostalgica dei tempi di Konrad Adenauer, uno dei padri fondatori dell’integrazione europea. Tuttavia, il suo approccio rigido e la scarsa capacità comunicativa lo rendono un candidato poco amato: secondo i sondaggi, solo il 25% degli elettori lo vede con favore, un dato che, sebbene lo ponga in testa alle preferenze, non è sufficiente a garantire una vittoria netta.
Il rebus principale, però, non è solo la popolarità di Merz, ma la formazione di una coalizione governativa. Per la prima volta nella storia della Repubblica Federale, nessun candidato alla Cancelleria gode di un tasso di gradimento positivo. Se si sommano giudizi favorevoli e negativi, tutti i politici di primo piano finiscono in territorio negativo. Questo rende quasi inevitabile un governo di coalizione, ma con quali alleati? Merz ha escluso categoricamente qualsiasi intesa con l’estrema destra di Afd, nonostante un accordo tattico su una mozione parlamentare anti-immigrazione abbia fatto discutere. Tuttavia, la frammentazione politica e l’assenza di una maggioranza chiara potrebbero costringerlo a scelte complicate.
Intanto, l’economia tedesca, un tempo motore indiscusso dell’Europa, mostra segni di affaticamento. La crescita è stagnante, l’industria fatica a competere a livello globale e il modello economico basato sulle esportazioni sembra aver perso slancio. Le elezioni del 2025 rappresentano quindi non solo una scelta politica, ma una sfida per ridare vigore a un Paese che, pur rimanendo centrale nello scacchiere europeo, non riesce più a correre come un tempo.




