L’Europa e la spinta tedesca di Friedrich Merz
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Redazione Esteri
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Friedrich Merz, uomo di parole misurate e di azioni ponderate, si distingue nettamente da figure come Donald Trump, il cui stile comunicativo — spesso ambiguo e provocatorio — lascia spazio a interpretazioni divergenti. Come sottolineato dal Financial Times, Merz rappresenta una figura politica che riflette prima di parlare, un tratto che emerge con chiarezza nella notte del 23 febbraio, quando, ancora immerso nel conteggio dei voti che lo hanno portato a un risultato storico, ha ringraziato i sostenitori attraverso un post su X, il social network di Elon Musk. Un gesto che, pur nella sua semplicità, assume un significato simbolico, considerando le critiche mosse da Merz alle «interferenze» di Musk nella politica tedesca.
La sua ascesa politica, che lo vede ora alla guida di un governo definito «affidabile», non è stata priva di sfide. Dopo la sconfitta del 2009, quando Angela Merkel lo emarginò all’interno della Cdu, Merz scelse di abbandonare temporaneamente la scena politica, dedicandosi a una carriera di avvocato d’affari e assumendo la presidenza dell’Atlantik Brücke, organizzazione simbolo dell’atlantismo tedesco. Un ruolo che, seppur pro bono, gli permise di mantenere un legame forte con gli Stati Uniti, nazione che ha sempre ammirato sin dai tempi della sua gioventù nel Sauerland, quando i soldati americani di stanza nel Nord Reno-Vestfalia erano parte del suo panorama quotidiano.
Oggi, però, Merz guarda all’Europa con una visione chiara e ambiziosa. La sua idea di un’Europa unita e indipendente dagli Stati Uniti rappresenta una svolta significativa rispetto alla tradizionale politica tedesca, spesso allineata a Washington. Pur essendo un atlantista convinto, Merz sembra aver preso atto di un cambiamento epocale: l’America di Trump, concentrata sull’Asia e sul Pacifico, ha progressivamente disimpegnato il proprio ruolo nel vecchio continente, lasciando un vuoto che la Germania intende colmare.
In questo contesto, il formato di Weimar — un’alleanza strategica tra Germania, Francia e Polonia — assume un’importanza centrale. Merz, consapevole delle tensioni geopolitiche alimentate dalla Russia di Putin, punta a rafforzare la difesa comune europea, un tema che potrebbe diventare uno dei pilastri del suo governo. Secondo Daniel Gros, economista tedesco e direttore dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi, la difesa sarà il campo in cui si giocheranno le partite più significative per il futuro dell’Europa.
Sul fronte del Green New Deal europeo, Gros prevede un approccio più pragmatico sotto la guida di Merz. «Forse ci sarà qualche cambiamento», afferma l’economista, «con una maggiore attenzione ai bisogni dell’industria tedesca e meno insistenza ideologica». Una posizione che potrebbe rivelarsi cruciale per bilanciare le esigenze economiche della Germania con gli obiettivi ambientali dell’Ue.




