La Germania di Merz chiede all'Europa di rivedere lo stop alle auto termiche dal 2035
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Redazione Economia
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Il governo tedesco, guidato dal cancelliere Friedrich Merz, ha avviato una formale richiesta alla Commissione Europea per ottenere una rivalutazione del divieto di vendita di autovetture con motore a combustione interna a partire dal 2035. Tale iniziativa, comunicata attraverso una lettera ufficiale indirizzata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, mira a introdurre una maggiore flessibilità nel percorso di transizione verso la mobilità elettrica, ritenendo l'attuale quadro normativo troppo rigido e potenzialmente dannoso per l'industria automobilistica continentale. La posizione di Berlino, che rappresenta una significativa inversione di rotta, si fonda sulla constatazione delle oggettive difficoltà incontrate dai costruttori nel passaggio tecnologico, i quali si trovano a dover gestire investimenti colossali in un contesto di mercato ancora incerto e di trasformazione degli assetti produttivi.
L'allarme sull'occupazione e gli investimenti già sostenuti
A sostegno della propria richiesta, la Germania può contare su dati allarmanti che provengono dal settore stesso. L'Anfia, l'associazione italiana della filiera automobilistica, ha recentemente lanciato un monito sottolineando come, nonostante gli oltre 250 miliardi di euro già investiti dalle imprese europee per l'elettrificazione, l'impatto occupazionale sia stato profondamente negativo. Secondo le stime dell'associazione di categoria Clepa, soltanto nel 2024 si sono già persi più di centomila posti di lavoro nell'ambito automotive in Europa, un dato che fotografa le conseguenze di una transizione definita "a tappe forzate". A questi, si aggiungono altri quattrocentomila occupati che sono considerati a forte rischio nel prossimo quadriennio, fino al 2028, creando un panorama di sostanziale instabilità per un comparto industriale che è storicamente una colonna portante dell'economia del Vecchio Continente.
La resistenza dei costruttori e lo scenario normativo
La possibile revisione della norma, la cui decisione definitiva è attesa imminente, non sarà tuttavia semplice da realizzare, poiché si scontra con gli interessi consolidati di quelle case automobilistiche che hanno già indirizzato massicce risorse verso lo sviluppo di veicoli a batteria e la costruzione di gigafactory per la produzione di celle. Questi gruppi, avendo ormai compiuto scelte industriali irrevocabili e avendo pianificato i loro modelli di business sullo scenario normativo attuale, si opporrebbero con decisione a qualsiasi modifica che potrebbe vanificare gli sforzi profusi. L'attuale legislazione, che è il frutto di un lungo iter politico, prevede che a partire dal 2035 non sarà più consentito immatricolare autovetture nuove con motori termici, una definizione che include, in maniera piuttosto estensiva, non solo i propulsori a benzina e diesel puri ma anche tutte le varianti ibride e quelle alimentate a GPL in configurazione bi-fuel.
Le ragioni di una richiesta di flessibilità
La richiesta di Merz, pertanto, non intende stravolgere l'obiettivo finale della decarbonizzazione bensì modulare le tappe intermedie e i metodi per raggiungerlo, concedendo ai costruttori margini operativi più ampi e tempi di adattamento meno stringenti. Il cancelliere tedesco ritiene che il mercato automobilistico europeo, nella sua complessità, non possa permettersi di proseguire inalterato sulla strada intrapresa senza mettere a serio rischio la propria competitività globale e la tenuta sociale legata all'occupazione. La discussione, che si prospetta particolarmente tecnica e politicamente delicata, si concentrerà dunque sulla ricerca di un nuovo equilibrio tra l'ambizione ambientale, sancita dagli accordi comunitari, e la necessità di preservare un ecosistema industriale che deve fronteggiare una concorrenza internazionale sempre più agguerrita e dotata di differenti tempistiche.




