Perché in Germania prevale lo scetticismo sul governo Merz
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Redazione Esteri
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La formazione del nuovo esecutivo guidato da Friedrich Merz, leader dell’Unione Cristiano-Democratica (Cdu), è stata tutt’altro che lineare, e il fatto che abbia ottenuto la fiducia solo al secondo tentativo – un episodio senza precedenti nella storia della Repubblica Federale – la dice lunga sulle difficoltà che lo attendono. Quel che è accaduto al Bundestag, con 18 franchi tiratori che hanno negato il loro sostegno nella prima votazione, dimostra quanto sia fragile l’equilibrio su cui poggia questa "grande coalizione" con i socialdemocratici dell’Spd, un’alleanza che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire stabilità ma che nei fatti si regge su una maggioranza risicata, appena 12 seggi sopra la soglia necessaria.
«Difficilmente le riforme annunciate da Merz potranno essere portate a termine», osserva Lorenzo Castellani, storico e politologo della Luiss, sottolineando come l’esiguo margine parlamentare renda ogni iniziativa legislativa un percorso a ostacoli. Il voto contrario di una parte dei deputati della Cdu-Csu, probabilmente contrariati dalle scelte di governo, ha messo in luce le divisioni interne che rischiano di paralizzare l’azione del cancelliere, costretto a mediare continuamente non solo con l’Spd ma anche con le correnti dissidenti del suo stesso partito.
Intanto, i primi gesti di Merz sul piano internazionale sembrano voler rassicurare gli alleati tradizionali, a cominciare dagli Stati Uniti. Il colloquio telefonico con Donald Trump, durante il quale il cancelliere ha ribadito il ruolo «indispensabile» di Washington come partner della Germania, è stato letto come un tentativo di ricucire rapporti che negli ultimi anni si erano fatti più tesi. Ma al di là delle dichiarazioni di facciata, resta da vedere se questa nuova fase politica riuscirà a dare alla Germania quella direzione che finora è mancata, in un contesto europeo segnato da incertezze e tensioni crescenti.




