Germania, tempi lunghi per la nuova coalizione: Merz e la sfida della stabilità
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Redazione Esteri
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La Germania si prepara a un periodo di incertezza politica che, secondo le previsioni del futuro cancelliere Friedrich Merz, potrebbe protrarsi fino a Pasqua, quest’anno fissata al 20 aprile. Una tempistica che, se rispettata, significherebbe quasi sei mesi di transizione dal cinque novembre, data in cui è esplosa la crisi della coalizione guidata da Olaf Scholz. Un vuoto di potere che rischia di lasciare il paese senza una guida stabile in un momento delicato, sia a livello interno che internazionale.
Merz, leader dei cristianodemocratici (Cdu), si trova di fronte a una sfida complessa: trovare un’intesa con i socialdemocratici (Spd), guidati da Lars Klingbeil, il quale non nasconde le proprie perplessità. «Merz dovrà cambiare chiaramente la sua linea e il suo tono», ha dichiarato Klingbeil, sottolineando che un accordo non è affatto scontato. Le divergenze tra i due partiti sono profonde, soprattutto su temi cruciali come la difesa e la riforma del freno al debito.
Il leader della Cdu insiste sulla necessità di un fondo da 200 miliardi per la difesa, una misura che vorrebbe approvare nel “vecchio” Bundestag, sfruttando la maggioranza dei due terzi ancora disponibile. Tuttavia, la riforma del freno al debito, altrettanto urgente, viene rimandata, creando tensioni con gli alleati. La Spd e i Verdi, pur mostrandosi aperti al dialogo, criticano quella che definiscono una “svolta repentina”, mentre l’Afd parla senza mezzi termini di un “colpo di Stato a freddo” e la Linke bolla l’intera operazione come “una farsa”.
Intanto, l’economia tedesca, terza al mondo, continua a mostrare segni di difficoltà. I dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica rivelano che nel quarto trimestre del 2024 il Prodotto interno lordo è sceso dello 0,4% rispetto all’anno precedente, un dato che conferma la necessità di interventi strutturali. Merz, consapevole della posta in gioco, prova ad accelerare sui temi della difesa, ma la partita più complessa rimane quella della riforma del freno al debito, che richiederà un confronto serrato con Scholz e una mediazione politica non semplice.
Sullo sfondo, le parole di monsignor Peter Schallenberg, esperto di politiche economiche e sociali, offrono uno spaccato del malessere che attraversa il paese. «In Germania hanno vinto il voto di protesta e la rabbia», ha dichiarato ai media vaticani, evidenziando come il malcontento sia diretto contro il vecchio sistema dei partiti, il potere consolidato e la percezione di abbandono che molti cittadini, soprattutto nelle regioni orientali, continuano a provare.




