La Germania di Merz frena sullo stop alle auto termiche, e Stellantis è d'accordo
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Redazione Economia
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La transizione elettrica dell'automobile europea, un percorso che sembrava ormai segnato, affronta una brusca sterzata imposta dalla Germania. Il cancelliere Friedrich Merz, in una mossa che riaccende il dibattito sul futuro della mobilità, ha inviato una lettera ufficiale alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo una revisione del divieto di vendita di auto nuove con motore a combustione interna a partire dal 2035. Una presa di posizione, questa, che considera l'obbligo del cento per cento elettrico troppo rigido e, soprattutto, potenzialmente penalizzante per un'industria automobilistica continentale che deve confrontarsi con una concorrenza globale sempre più agguerrita.
Il cambio di passo di Bruxelles
La posizione tedesca, che caldeggia "un approccio tecnologicamente neutro" – lasciando intendere una possibile apertura verso carburanti sintetici o altre soluzioni ibride – sembra aver già trovato un primo, significativo riscontro nelle stanze di Bruxelles. La Commissione Ue, infatti, sta valutando di modificare i suoi piani anche per quanto concerne le flotte aziendali e di noleggio: l'introduzione di una quota obbligatoria di veicoli a zero emissioni, inizialmente prevista entro il 2027, slitterebbe al 2030. Questo aggiustamento di rotta, anticipato da alcune indiscrezioni, verrà presentato insieme alla revisione della road map che doveva condurre all'addio definitivo dei motori endotermici.
Il sostegno di Stellantis alla linea tedesca
All'iniziativa del cancelliere Merz ha fatto seguito, in maniera quasi immediata, il plauso di uno dei colossi mondiali del settore. Stellantis, che con il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa sembra aver impostato una strategia differente rispetto all'era del predecessore Carlos Tavares, si è detto apertamente d'accordo con la richiesta tedesca. Un endorsement di peso, che conferma come una parte significativa dell'industria automobilistica guardi con preoccupazione a scadenze troppo vincolanti, specialmente in un momento in cui le immatricolazioni di auto elettriche in Europa mostrano segni di rallentamento.
Le incertezze sulla gigafactory
Le ripercussioni di questa frenata si fanno sentire anche sul fronte degli investimenti industriali. In attesa di segnali chiari da parte di Stellantis e delle istituzioni, permane uno stato di incertezza che coinvolge progetti strategici, come quello della gigafactory di batterie. Secondo alcune voci non confermate, la joint venture di cui fa parte il gruppo automobilistico si appresterebbe a rinunciare alla costruzione dello stabilimento, una decisione influenzata proprio dal nuovo contesto normativo e dalle fluttuazioni del mercato.




