Termoli, allerta rossa: via allo sgombero a Rio Vivo e all’evacuazione del Cosib

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La furia dell’acqua, che non dà tregua sul basso Molise, ha costretto il Comune di Termoli a passare dalle parole ai fatti, trasformando la preallerta – già carica di preoccupazione – in un’operazione di messa in sicurezza senza precedenti per il territorio. Con l’allerta rossa ufficialmente diramata dalla Protezione Civile regionale, l’amministrazione comunale ha messo in campo le misure straordinarie previste per gli scenari di criticità elevata, dando il via all’iter che porterà allo sgombero di alcune strade nel quartiere Rio Vivo, un’area storicamente esposta ai rischi idrogeologici. A rendere la situazione ancora più tesa, però, è il provvedimento già operativo: l’Ordinanza Sindacale n. 95, datata 1° aprile 2026, che dispone l’evacuazione immediata dell’intera area industriale del Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Valle del Biferno, il Cosib.

La diga del Liscione sotto osservazione e l’attivazione dello scenario 4

Il cuore dell’emergenza, è bene chiarirlo, batte attorno al livello dell’invaso del Liscione, il cui riempimento progressivo ha fatto scattare i protocolli più restrittivi del piano di emergenza. La Protezione Civile, dopo una fase iniziale in cui si era proceduto a un incremento controllato dello scarico – prima portato a 60 metri cubi al secondo, poi a 120 – ha dovuto rivedere al rialzo le proprie stime, aggiornando il quadro meteo e idrologico. È stato a quel punto che si è materializzata l’attivazione del cosiddetto scenario 4, quello che impone l’allontanamento delle persone dalle aree a valle ritenute maggiormente vulnerabili. La contestualità tra l’allerta rossa (la più alta nella scala della criticità) e l’apertura delle paratie della diga ha reso non più rinviabile la scelta di blindare il nucleo industriale, bloccandone l’accesso e ordinando la chiusura di fabbriche e stabilimenti.

Il caos organizzativo nel nucleo industriale e le strade trasformate in fiumi

La risposta delle aziende presenti all’interno del Cosib, va detto, non è stata immediata né omogenea, generando quelle che sul posto sono state descritte come ore di “confusione” tra gli operai. Non essendoci stata una comunicazione univoca da parte del Consorzio industriale, la gestione dell’emergenza è finita di fatto nelle mani delle singole imprese, che hanno interpretato in modo difforme l’urgenza del provvedimento sindacale. Il risultato, concretamente, è stato un esodo frammentato: centinaia di lavoratori si sono ritrovati a dover abbandonare i capannoni in ordine sparso, incrociandosi lungo strade interne già compromesse dai primi allagamenti. Alcuni stabilimenti hanno chiuso i cancelli in anticipo, altri hanno rimandato a casa il personale turnista, mentre la viabilità intorno all’area industriale andava letteralmente in tilt a causa dei tratti di asfalto sommersi dall’acqua.

L’incertezza che ha accompagnato le operazioni di sgombero

Non sono mancate, in questo quadro di emergenza dichiarata, le difficoltà logistiche legate alla tempestività degli avvisi. La natura progressiva del fenomeno – con il livello del fiume Biferno che continuava a salire mentre il Liscione scaricava pressione a monte – ha reso particolarmente complessa la fase di coordinamento tra le varie sigle coinvolte, dalla Protezione Civile municipale alla prefettura, passando per gli uffici tecnici del Comune. L’ordinanza di evacuazione per il Cosib, nella sua immediatezza, ha messo in luce le fragilità di un sistema che, di fronte all’eccezionalità dell’evento, ha faticato a garantire quella circolarità informativa necessaria per evitare assembramenti improvvisati. Nel quartiere Rio Vivo, invece, l’attenzione resta focalizzata sulle vie prossime al torrente, dove lo sgombero preventivo – ancora in fase di attuazione attraverso apposite ordinanze ad hoc – mira a ridurre il più possibile l’esposizione della popolazione residente.

Puglia in allarme per il Fortore e il Cervaro, il quadro idrogeologico si complica

Il fronte del maltempo, peraltro, non si limita a colpire il Molise. Anche sul versante pugliese la situazione idraulica è monitorata con crescente apprensione, con particolare attenzione ai livelli dei fiumi Cervaro e Fortore. Sebbene l’epicentro dell’emergenza resti in questo momento l’area del Cosib e il bacino del Biferno, i tecnici della Protezione Civile stanno seguendo con attenzione l’evoluzione delle portate oltre confine, in un quadro meteo che mantiene elementi di criticità diffusa. Il rischio esondazione, in questo contesto, diventa un’eventualità concreta anche per quei corsi d’acqua che solitamente registrano piene meno impattanti, ma che con il perdurare delle precipitazioni potrebbero vedere aumentare esponenzialmente il loro volume.

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