La replica di Laura Pausini a Grignani: «Il mio numero ce l’ha, non l’ho mai cambiato»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La conferenza stampa del giorno dopo, momento solitamente deputato alla rituale discesa dal palco dell’Ariston per tornare alla prosaica gestione delle interviste e dei bilanci, si è trasformata ieri mattina nel teatro di una replica secca, misurata ma inequivocabile. Laura Pausini, chiamata a rispondere della frecciata che Gianluca Grignani le aveva lanciato poche ore prima, al termine della sua esibizione nella serata delle cover, ha scelto la via della pacatezza formale, ma senza lasciare spazi a fraintendimenti. Il cantautore milanese, dopo aver duettato con Luché sul brano “Falco a metà”, ricevendo il tradizionale bouquet di fiori dalle mani del direttore artistico Carlo Conti, aveva commentato ad alta voce, con una battuta che ha gelato l’atmosfera dell’Ariston: «C’è anche il numero di Laura Pausini? Così la posso chiamare». Un’uscita che, lungi dall’essere estemporanea, riportava alla luce i dissapori dell’estate precedente, quando Pausini aveva inciso una cover di “La mia storia tra le dita”, uno dei cavalli di battaglia di Grignani, scatenando una polemica relativa alle autorizzazioni e alla modifica del testo originale.
Il gelo sul palco e l’assenza strategica
La sensazione di un clima teso, del resto, si era palpata già nel momento immediatamente successivo all’esibizione. Tocca infatti a Pausini, in veste di co-conduttrice della quarta serata, introdurre Grignani e Luché, un passaggio obbligato dalla scaletta che la cantante romagnola ha espletato con professionale distacco. Ciò che non è passato inosservato, e che ha alimentato le speculazioni nella sala stampa, è stata la sua repentina uscita di scena nel momento dei saluti finali: quando Carlo Conti è salito per porgere i fiori agli artisti, Pausini si era già allontanata, evitando di fatto la classica passerella di gruppo che suggella i duetti. Una mossa che molti hanno interpretato come una volontà precisa di non condividere il proscenio con Grignani, lasciando al solo Conti il compito di gestire il cerimoniale. E proprio in quel frangente, Grignani ha colto la palla al balzo per rinfocolare la polemica, trasformando il momento della consegna floreale in un messaggio in codice, una richiesta di contatto che suonava più come una pubblica e ironica constatazione della distanza che come un reale desiderio di dialogo.
La replica in conferenza stampa: «aspetto quello che vuole»
Convocata per fare chiarezza, Laura Pausini non si è sottratta alle domande dei cronisti, apparsa consapevole che il suo ruolo istituzionale al festival le imponesse di fornire una versione dei fatti. La sua risposta, asciutta e priva di sbavature emotive, ha ribaltato la narrazione: «Il mio numero ce l’ha, non l’ho mai cambiato. Se vuole chiamarmi, io sono qui, aspetto quello che vuole». Con queste parole, la cantante ha voluto spostare l’asse della discussione, negando implicitamente che esistano ostacoli tecnici a un chiarimento e rimarcando la propria disponibilità, una disponibilità che, a suo dire, non sarebbe mai venuta meno. Ha poi aggiunto, quasi a voler ridimensionare l’intera vicenda, che il suo mestiere è fare la cantante, cantare canzoni e cercare di fare del suo meglio, senza quindi lasciarsi invischiare in polemiche che distolgono dal significato più autentico della sua presenza all’Ariston. La querelle, va ricordato, affonda le radici in una disputa del 2025, quando Grignani e il co-autore Massimo Luca contestarono la versione di “La mia storia tra le dita” incisa da Pausini, sostenendo che le modifiche al testo ne avessero stravolto il significato, una contestazione che lo staff della Pausini bollò come “ridicola”, forte delle regolari autorizzazioni ottenute dall’editore.
Il caso Gassmann e il chiarimento di Conti
Se la tensione tra Pausini e Grignani ha monopolizzato l’attenzione nella giornata di sabato, non è stata l’unica scia di malumori lasciata dalla serata delle cover. Un’altra polemica, di natura diversa ma ugualmente sintomatica dei nervi scoperti di questa edizione, ha coinvolto l’attore Alessandro Gassmann, che via social ha espresso tutto il suo disappunto per non aver potuto partecipare alla kermesse per sostenere il figlio Leo, in gara tra i Big, dopo aver visto Gianni Morandi duettare con il figlio Tredici Pietro. Gassmann ha parlato di «regole non uguali per tutti», facendo riferimento a un presunto divieto per i parenti degli artisti in gara di salire sul palco. Carlo Conti, interrogato in conferenza stampa, ha però respinto al mittente le accuse, parlando di un «equivoco» e chiarendo che il regolamento del festival non prevede alcuna restrizione in tal senso. La scelta di non ospitare Gassmann, ha spiegato Conti, era legata a una decisione più ampia di non promuovere fiction Rai sul palco dell’Ariston, dato l’elevato numero di produzioni in partenza, una linea applicata con coerenza anche in altri casi, come quello di Luca Argentero. Una spiegazione che ha tentato di ricucire lo strappo, ma che non ha cancellato il malumore dell’attore, lasciando intendere come la macchina sanremese, nel suo complesso, continui a muoversi tra luci della ribalta e ombre di polemiche.




