Sanremo, la replica di Pausini a Grignani: “Ha il mio numero, aspetto che mi chiami”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La vigilia della finalissima del Festival di Sanremo, che incoronerà il vincitore di questa settantaseiesima edizione, diventa l’occasione per Laura Pausini di ristabilire i termini di un dialogo, quello con Gianluca Grignani, che si era interrotto bruscamente la sera prima sul palco dell’Ariston. Nel corso della conferenza stampa tenutasi al Roof, la co-conduttrice, affiancata da Carlo Conti, ha affrontato con apparente pacatezza ma con una determinazione di fondo la questione sollevata dal cantautore milanese al termine della serata dedicata alle cover. La domanda che Grignani aveva rivolto al direttore artistico, quella relativa alla presenza del suo numero di telefono all’interno del bouquet di fiori ricevuto in omaggio, non era certo passata inosservata, alimentando immediatamente il racconto parallelo di questo Festival fatto di scintille e ritrosie.
Pausini, nella sua replica, ha scelto la via della trasparenza, se non addirittura quella di una disponibilità inaspettata, svelando un retroscena che sposta il baricentro della vicenda: il numero di telefono in questione, a differenza di quanto si potesse pensare, non è mai stato cancellato dalla sua rubrica né tantomeno è cambiato nel corso degli anni. “Lui ha il mio numero”, ha dichiarato la cantante, lasciando intendere come il canale di comunicazione sia sempre stato, di fatto, aperto e a disposizione. Una rivelazione, questa, che getta una luce diversa sull’intera vicenda, trasformando la stoccata pubblica in un pretesto piuttosto che in una reale necessità di reperire un contatto diretto.
Se Grignani, con quel commento a fior di labbro mentre impugnava i fiori, aveva cercato di capitalizzare l’imbarazzo generale per la sua assenza dal palco al termine dell’esibizione, la risposta di Pausini arriva a ristabilire una sorta di sovranità sulla narrazione. “Aspetto quello che vuole, io sono qua”, ha proseguito, quasi a voler sottolineare come la palla, ora, sia saldamente nel campo dell’interlocutore. Una posizione che non lascia spazio a fraintendimenti: la co-conduttrice non intende inseguire polemiche, ma nemmeno arretrare di un millimetro, rimanendo saldamente ancorata al suo ruolo artistico, quel “fare la cantante” che ha ripetuto come un mantra per ribadire le sue priorità in questa kermesse.
L’assenza strategica e il peso di una controversia estiva
Il siparietto andato in scena nella serata delle cover affonda le sue radici in un terreno ben più accidentato di una semplice scaramuccia da Festival. Tutto nasce da una disputa che aveva già animato le cronache musicali nei mesi precedenti, quando Laura Pausini decise di includere nel suo album “Io canto 2” una reinterpretazione di “La mia storia tra le dita”, brano simbolo del repertorio di Grignani. Una scelta artistica che non era stata gradita dall’autore, il quale aveva sollevato pubblicamente più di una perplessità, non solo sulla revisione del testo, a suo dire lesiva del significato originale, ma anche sulla mancata enfasi data al suo ruolo di compositore.
Una polemica, quella che era divampata sui social e che aveva lambito persino le aule di tribunale con una diffida, che sembrava essersi placata ma che il palco dell’Ariston ha riesumato con prepotenza. La decisione di Pausini di affidare a Carlo Conti il compito di consegnare i fiori a Grignani e Luchè, dopo aver presentato il duetto, è stata letta da molti come un tentativo di evitare un contatto diretto che sarebbe potuto risultare quanto meno imbarazzante. Una mossa, quella di defilarsi al momento dei saluti, che Grignani non ha potuto fare a meno di notare e sulla quale ha innestato la sua battuta, trasformando un’assenza in un pretesto per una nuova uscita pubblica.
Un dialogo possibile ma a determinate condizioni
La replica in conferenza stampa, dunque, non è solo una risposta a una battuta, ma la chiusura di un cerchio che si era aperto molti mesi fa. Pausini, nel riordinare i tasselli, ha voluto ribadire la sua estraneità a qualsiasi volontà di alimentare il conflitto, pur mantenendo ferma la sua posizione. L’offerta di dialogo, se così si può definire, è lì, cristallizzata in quel “aspetto ciò che vuole” che suona come un invito a sedersi a un tavolo per chiarire, ma senza alcuna fretta e, soprattutto, senza alcun sensazionalismo.
Mentre mancano poche ore alla proclamazione del vincitore di questa edizione, la cronaca si porta dietro questo strascico, una sottotrama fatta di nervi scoperti e di rapporti interpersonali complessi che il Festival, con la sua macchina dei sogni e delle luci, non sempre riesce a ricucire. La cantante romagnola, dal canto suo, ha scelto di chiudere la questione con una dichiarazione che è al tempo stesso un punto e a capo: il numero ce l’ha, la porta è socchiusa, ma il suo palco è un altro.




