Sanremo, la replica di Pausini alla frecciata di Grignani: "Il mio numero ce l'ha, aspetto che chiami"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La conferenza stampa all’Ariston Roof, tradizionale appuntamento della vigilia della finalissima, è valsa a Laura Pausini per rimettere ordine nelle trame di una partecipazione al Festival che, negli ultimi giorni, si era fatta più intricata del previsto. La co-conduttrice, chiamata ad affiancare Carlo Conti in questa edizione del 2026, ha approfittato dell’incontro con la stampa per chiudere il capitolo più spinoso sul piano mediatico, quello relativo all’attacco frontale ricevuto da Gianluca Grignani al termine della serata delle cover. La replica è arrivata diretta e senza giri di parole, con la schiettezza che da sempre contraddistingue il suo approccio alle dinamiche di spettacolo: la cantante ha risposto a chi le chiedeva un commento sulla battuta pronunciata dal collega sul palco dell’Ariston, quando questi, ricevendo il bouquet di fiori, aveva chiesto ironicamente a Conti se nel mazzo fosse incluso anche un suo recapito telefonico. Pausini ha tagliato corto, spiegando che Grignani possiede già il suo numero, un contatto che non è mai stato modificato nel corso degli anni, e che la linea è dunque aperta in attesa di una sua eventuale chiamata.
Il siparietto andato in scena durante la quarta serata, in realtà, affondava le radici in un terreno ben più accidentato di una semplice battuta estemporanea. La dinamica era apparsa chiara sin da subito agli occhi degli spettatori: Pausini, dopo aver presentato il duetto tra Luchè e Grignani sulle note di “Falco a metà”, si era dileguata dal palco prima ancora che l’esecuzione terminasse, lasciando il solo direttore artistico a gestire la fase dei saluti e della consegna floreale. Un’assenza che Grignani non ha potuto fare a meno di notare, trasformando il momento di potenziale imbarazzo in una stoccata caustica, una di quelle che, in diretta televisiva, difficilmente passano inosservate. Il cantautore, impugnando i fiori, ha lanciato la sua frecciata chiedendo se vi fosse incluso il numero della collega, un modo per sottolineare quella distanza fisica che, evidentemente, ricalcava un dissapore più antico e profondo. Conti, dal canto suo, ha reagito con un sorriso di circostanza, ma la tensione nell’aria, nonostante il tentativo di smorzarne i toni, era palpabile.
Le radici della tensione tra i due artisti
La replica di Pausini, che pure si è detta pronta al dialogo ribadendo come la sua unica occupazione sia quella di fare la cantante e cercare di offrire il meglio di sé, non ha cancellato il retroscena di una querelle che va avanti ormai da mesi. All’origine della frattura, infatti, vi è una vicenda che appartiene più alla sfera dei diritti d’autore e delle interpretazioni artistiche che non ai gossip da corridoio. La scorsa estate, Pausini aveva inciso e pubblicato una sua versione de “La mia storia tra le dita”, brano simbolo del repertorio di Grignani, all’interno del progetto discografico “Io canto 2”. Una scelta che aveva scatenato la reazione del cantautore milanese, il quale l’aveva pubblicamente bacchettata sui social network, accusandola di non aver adeguatamente evidenziato la paternità del pezzo e, soprattutto, di averne modificato alcune parti del testo, alterandone a suo dire il significato originario. La polemica, lungi dallo spegnersi con le prime dichiarazioni, aveva subito un’escalation che aveva portato Grignani e il co-autore Massimo Luca a formalizzare una diffida nei confronti della cantante, costringendo di fatto lo staff di Pausini a rimuovere la cover dall’album e a definire “ridicole” le accuse mosse, pur ribadendo di aver ottenuto tutte le necessarie autorizzazioni dall’editore.
Le dichiarazioni in conferenza stampa
La conferenza stampa all’Ariston Roof è servita dunque a Pausini non solo per rispondere alla provocazione, ma anche per riordinare i tasselli di una narrazione che rischiava di offuscare il suo ruolo di co-conduttrice. La cantante, con tono fermo ma misurato, ha voluto ribadire la sua posizione: il numero di telefono non è mai stato un segreto, né è mai stato cambiato, e la porta per un confronto diretto resta spalancata. Una dichiarazione che ha il sapore di un tentativo di archiviare la questione, riportando l’attenzione sul festival e sulle sue canzoni, anche se il gesto plateale di abbandonare il palco prima della fine dell’esibizione rimane lì, a testimoniare come lo strappo sia ben lungi dall’essere ricucito. In questo clima, la finalissima di Sanremo 2026 si avvia verso la sua conclusione con un retrogusto amaro, quello di una rivalità che il palco dell’Ariston, anziché sanare, ha finito per riaccendere.




