Processo per la truffa all'Inps a Daniela Santanchè si ferma in attesa della Consulta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il procedimento penale che vede coinvolta il ministro del Turismo Daniela Santanchè, assieme ad altre quattro persone tra cui il compagno e due società del gruppo Visibilia, per l'ipotesi di truffa aggravata ai danni dell'Inps è stato formalmente sospeso. La decisione, che congela di fatto l'udienza preliminare in corso a Milano, è stata adottata dal giudice, la quale ha fissato un termine di verifica per il prossimo 20 febbraio, data puramente formale in un'attesa che, come è stato evidenziato, potrebbe protrarsi da un minimo di otto mesi fino a un intero anno. La sospensione, che comporta anche il blocco del decorso della prescrizione, è diretta conseguenza di un conflitto di attribuzione sollevato dall'assemblea del Senato, il quale ha investito la Corte Costituzionale della questione relativa all'utilizzabilità di alcuni atti investigativi.
Il cuore della questione: le chat e le mail al centro del conflitto
Al centro del contendere, come sostenuto con forza dai legali della Santanchè, vi è una serie di elementi probatori – si parla nello specifico di alcune conversazioni chat e di messaggi di posta elettronica – la cui acquisizione e utilizzabilità in sede processuale viene contestata dalla difesa. La tesi degli avvocati, i quali hanno formalmente richiesto la sospensione, è che tali atti non sarebbero legalmente spendibili nel dibattimento. Il Senato, chiamato a pronunciarsi su una richiesta di autorizzazione a procedere, non si è limitato a valutare il caso specifico ma ha ritenuto di dover sollevare un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato, rimettendo alla Consulta la delicata questione di diritto che ne è scaturita, un passaggio che di per sé richiede tempi tecnici non brevi per un'analisi approfondita.
Le implicazioni immediate della sospensione del processo
Con l'ordinanza del giudice, l'intero iter giudiziario subisce dunque una pausa forzata, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità dell'utilizzo di quelle prove. L'accusa, che coinvolge la ministra e gli altri imputati, verte su condotte poste in essere nel contesto della gestione dei fondi pubblici erogati dall'Inps come sostegno durante la pandemia, con l'ipotesi di un indebito percepimento di somme attraverso la cassa integrazione. La sospensione, se da un lato allontana nel tempo la definizione del processo, dall'altro garantisce che la questione preliminare sulla liceità delle prove venga affrontata in sede privilegiata, evitando che il procedimento prosegua su un terreno giuridico potenzialmente viziato.
L'attesa del verdetto della Corte Costituzionale
Ora la scena processuale si sposta completamente a Roma, dove i giudici della Consulta dovranno esaminare gli atti e dirimere la complessa vicenda. La loro pronuncia, attesa non prima di diversi mesi, sarà determinante per il destino del processo milanese: qualora la Corte dovesse dare ragione al Senato, dichiarando inutilizzabili gli atti contestati, l'impianto accusatorio potrebbe subire un indebolimento significativo; in caso contrario, il procedimento riprenderà il suo corso con quelle prove pienamente acquisite agli atti. In questo periodo di stasi, le parti non avranno modo di compiere alcuna attività istuttoria, rimanendo in una condizione di attesa forzata.




