Maltempo devasta il reggiano: grandine e tornado nella Pianura Padana
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Redazione Interno
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Una supercella temporalesca di rara intensità ha scatenato ieri, 16 giugno, grandinate distruttive e un tornado nella provincia di Reggio Emilia, lasciando dietro di sé danni materiali e paure in un’area già provata da eventi meteo estremi. L’Emilia-Romagna, del resto, è da tempo sotto la lente dei meteorologi per la frequenza con cui si verificano fenomeni vorticosi, tanto che la Pianura Padana — con il suo mix di umidità, topografia e dinamiche atmosferiche — è considerata una delle zone più esposte d’Italia.
Non è un caso che ieri, oltre al reggiano, anche le province di Bologna, Modena, Parma, Ravenna e Ferrara siano state travolte da nubifragi e raffiche di vento oltre i 100 chilometri orari, che hanno abbattuto alberi e allagato strade. Nel faentino e nella Bassa Romagna, la grandine ha raggiunto dimensioni anomale, ricoprendo di ghiaccio tratti dell’A14 Dir vicino a Cotignola, mentre a Sassuolo l’acqua ha invaso strade e cortili in pochi minuti.
"L’atmosfera era carica di elettricità, con venti di inflow intensi e un crollo improvviso della pressione", ha spiegato Luca Lombroso, meteorologo dell’osservatorio geofisico di Unimore, sottolineando come i segnali premonitori fossero chiari già nelle ore precedenti. Quello che colpisce, però, è la ricorrenza di questi eventi in una regione dove la convivenza con il maltempo sta diventando sempre più complicata.
La Protezione Civile e i vigili del fuoco, supportati da volontari, sono intervenuti per liberare le aree allagate e rimuovere gli alberi caduti, ma la domanda che molti si pongono è perché proprio qui, nella pianura più fertile d’Italia, si concentrino fenomeni tanto violenti. La risposta, come spesso accade, sta nella geografia: l’Appennino e le Alpi creano un corridoio naturale in cui l’aria calda e umida del Mediterraneo si scontra con correnti più fredde, innescando celle temporalesche di eccezionale potenza.




