Politica, Fontana cerca di fermare la conferenza sulla remigrazione, ma Furgiuele va avanti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La conferenza stampa per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare dal Titolo "Remigrazione e riconquista", organizzata per domani a Montecitorio dal deputato leghista Domenico Furgiuele, non verrà annullata. Il parlamentare, interpellato telefonicamente, ha ribadito la propria determinazione a proseguire nonostante l’esplicita richiesta di ripensamento arrivata dal presidente della Camera e collega di partito, Lorenzo Fontana, il quale ha definito l’iniziativa “inopportuna”. Una mossa, quella del presidente, che arriva dopo giorni di forti proteste da parte delle opposizioni – Pd, M5S, Avs e +E – le quali, denunciando la presenza tra i relatori di esponenti di gruppi come Casapound, il Fronte Skinheads e la rete dei Patrioti, annunciano “iniziative eclatanti” contro quella che giudicano una “legittimazione” in “sedi istituzionali” di formazioni estremiste.

Le dichiarazioni del deputato e le pressioni politiche

“Il presidente Fontana fa il suo mestiere, è un mio amico, non mi ha mai fatto sconti, mi ha anche sospeso”, ha dichiarato Furgiuele, minimizzando il richiamo e attribuendo la tensione alla “pressione da parte delle sinistre sempre pronte a riempirsi la bocca di democrazia, Repubblica e carta costituzionale”. Secondo il deputato, costoro “evocano la partecipazione salvo poi spaventarsi di fronte alle iniziative dei cittadini”. Una posizione, la sua, che si irrigidisce di fronte alle critiche, consolidando la decisione di tenere l’evento, il cui scopo è lanciare una raccolta firme per una legge che punta alla cosiddetta "remigrazione".

La precisazione del presidente della Camera

Da parte sua, Fontana ha chiarito i limiti del proprio ruolo istituzionale, affermando di aver “fatto quanto era nelle mie possibilità in questi giorni”. In una nota, ha ricordato che “in questa e in precedenti Legislature, la responsabilità di contenuti e ospiti delle conferenze stampa è unicamente in capo ai parlamentari proponenti”. Pur avendo espresso il proprio disappunto e la speranza che il collega riconsiderasse la decisione, il presidente dell’Assemblea ha dunque constatato l’impossibilità di un intervento diretto per bloccare l’incontro, rimarcando la distinzione tra il proprio giudizio personale e le prerogative garantite a ogni singolo deputato.

Lo scenario di tensione istituzionale

Il caso, che rischia di aprire una fase di attrito persistente tra maggioranza e opposizioni, evidenzia le difficoltà di gestire, nell’ambito del perimetro parlamentare, iniziative che coinvolgono soggetti politici radicali. La vicenda, per come si è sviluppata, lascia intravedere le complesse dinamiche interne alla maggioranza di governo e i vincoli procedurali che regolano la vita di Montecitorio, dove il diritto di riunione dei parlamentari può entrare in conflitto con considerazioni di opportunità politica e di immagine istituzionale, generando frizioni che difficilmente si smorzeranno nel breve termine.

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