Alla Camera il vento della remigrazione, Furgiuele non si ferma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sala stampa di Montecitorio, che normalmente risuona delle dichiarazioni dei gruppi parlamentari, si appresta a ospitare un evento che ha già scatenato polemiche aspre. Nonostante l’invito pubblico alla desistenza del presidente della Camera Lorenzo Fontana, il quale ha definito l’iniziativa “inopportuna” e ha rivolto “un appello alla responsabilità e al rispetto delle istituzioni”, il deputato leghista Domenico Furgiuele ha confermato la conferenza stampa per presentare una proposta di legge popolare sulla cosiddetta 'remigrazione'. Fontana, facendo leva su quei nobili principi di correttezza istituzionale che il suo ruolo impone, non è riuscito a far recedere il collega di partito, il quale anzi ha sottolineato come tra i due non ci siano stati “sconti” in passato, ricordando una sospensione subita.

Il muro contro muro di un deputato

“Il convegno si farà”, aveva annunciato Furgiuele nelle ore precedenti, e la sua posizione non è mutata neppure dopo le parole del presidente dell’aula. “Non ritiro la mia iniziativa”, è stata la replica secca del parlamentare calabrese, che ha poi aggiunto, in un tono che mescola difesa d’ufficio e provocazione, di non aver ricevuto alcun richiamo formale dalla sua stessa forza politica. La sua argomentazione, per quanto possa apparire di comodo, si regge su un punto che lui considera fondamentale: la pressione mediatica e politica esercitata, a suo dire, da settori della sinistra “sempre pronti a riempirsi la bocca di democrazia”, ma che poi “si spaventano di fronte alle iniziative dei cittadini”. Una lettura, la sua, che trasforma la controversia in uno scontro tra populismo delle piazze e establishment, anche se quest’ultimo è rappresentato da figure del suo stesso schieramento.

Lo scenario politico e il malessere interno

La vicenda, oltre a lacerare il velo di unità della maggioranza, proietta un’ombra inquietante sul palazzo. L’evento è infatti finalizzato a lanciare una raccolta firme per una legge che promuove la remigrazione, un concetto caro a certi ambienti dell’estremismo di destra, e vede tra i suoi promotori ideali figure come quella del generale Roberto Vannacci. Questo aspetto, unito alla prevista partecipazione di esponenti di formazioni come CasaPound, classificabili senza mezzi termini come neofasciste, è ciò che alimenta le profonde preoccupazioni delle opposizioni e, in sordina, anche di alcuni settori della maggioranza. La Lega stessa, attraverso canali non ufficiali, ha fatto trapelare un certo imbarazzo, pur senza giungere a un atto formale di censura verso il suo deputato.

Il peso simbolico di un luogo

Oltre alle parole, a contare è soprattutto la cornice. Tenere un simile evento all’interno della Camera dei Deputati, uno dei simboli cardine della democrazia repubblicana, nata proprio dalla reazione al ventennio fascista, conferisce una legittimazione di fatto all’argomento e ai suoi sostenitori più estremi. È questo il cuore della polemica, che trascende il contenuto specifico della proposta di legge per toccare il tema, ben più ampio, dei confini del dibattito politico e della memoria storica. Fontana, dal canto suo, ha svolto il suo ruolo istituzionale tentando di arginare il fenomeno, ma si è trovato di fronte a un muro. La vicenda dimostra, al di là delle singole personalità, le difficoltà di gestire quelle frange che operano ai margini del perimetro costituzionale, sfidando i codici non scritti della convivenza parlamentare.

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