Tragedia a Vesima, un trentenne muore sugli scogli di Punta Nave
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Redazione Interno
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Un ragazzo di circa trent'anni ha perso la vita nel primo pomeriggio di giovedì primo gennaio, sugli scogli frastagliati di Punta Nave, a Vesima, all'estremo lembo occidentale del territorio comunale di Genova. L'intervento dei soccorsi, prontamente allertati, non è purtroppo servito a evitare l'esito fatale: i sanitari dell'automedica del 118, giunti sul luogo poco dopo le tredici, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del giovane, il cui Corpo senza vita era stato rinvenuto in uno dei tratti più impervi della costa, non lontano dallo studio dell'architetto Renzo Piano. Sul posto, oltre al personale sanitario, sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Arenzano e gli uomini della Capitaneria di porto, chiamati a coordinare le prime e complesse operazioni di recupero in un'area di accesso difficile.
Le indagini dei carabinieri sulla dinamica
Le indagini, condotte dai militari dell'Arma sotto la direzione della Procura, sono subito partite per ricostruire l'esatta sequenza degli eventi che hanno portato alla tragedia, cercando di fare luce su una dinamica ancora tutta da chiarire. Gli investigatori, i quali stanno esaminando con attenzione ogni elemento utile, stanno vagliando diverse ipotesi, tra le quali quella – al momento apparentemente più concreta – di una caduta accidentale occorsa mentre il trentenne, probabilmente intento a pescare, si muoveva tra le rocce scivolose. Alcuni di loro, infatti, stanno verificando la possibilità che l'uomo abbia subito un trauma cranico, forse in seguito a uno scivolone, prima di finire in acqua; altri elementi raccolti sul posto sembrerebbero indicare che non fosse solo al momento dell'incidente, ma in compagnia di un'altra persona che ha potuto dare l'allarme.
La pericolosità di un litorale celebre e insidioso
La località di Punta Nave, sebbene celebre per la suggestiva bellezza del suo tratto di costa e per la vicinanza allo studio di un architetto di fama mondiale, è nota agli abitanti della zona per la sua pericolosità, presentando scogli a picco sul mare e sentieri spesso poco agevoli. Incidenti di questo genere, seppur non frequenti, riaccendono periodicamente l'attenzione sulla sicurezza di queste aree, frequentate da pescatori e appassionati in cerca di angoli isolati, i quali devono affrontare un ambiente naturale che può rivelarsi estremamente insidioso, specialmente nelle giornate di mare mosso o quando le condizioni meteorologiche mutano rapidamente. La morfologia del luogo, del resto, complica non poco anche le operazioni di soccorso, costringendo gli equipaggi a valutare con estrema cautela ogni mossa.
Le operazioni di recupero e i rilievi
Le operazioni per il recupero del, come spesso accade in simili frangenti, hanno richiesto un notevole impegno logistico e la piena collaborazione tra i diversi corpi intervenuti, chiamati a operare in coordinamento su un terreno accidentato e bagnato dalle onde. I militari della Capitaneria, dopo aver garantito la sicurezza dell'area dal lato mare, hanno supportato i carabinieri nei rilievi sulla scena, necessari per fissare ogni dettaglio utile all'inchiesta. Quest'ultima, ora, procede attraverso l'esame della salma e l'ascolto di eventuali testimoni, nella consueta e meticolosa attività volta a stabilire con certezza le cause della morte e a escludere, come è prassi in questi casi, circostanze diverse da quella accidentale.




