Spalletti debutta a Cremona, la Juve riparte dallo Zini
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Redazione Sport
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Allo stadio Giovanni Zini, dove l'aria autunnale profuma di sfida, si è disputato l'anticipo della decima giornata di Serie A tra la Cremonese, lieta sorpresa di questo inizio torneo, e la Juventus, che affronta la sua prima partita sotto la guida di Luciano Spalletti. L'allenatore toscano, subentrato all'esonerato Igor Tudor, ha ereditato una squadra ferma a quindici punti in classifica, appena un lungimirante punto in più dei grigiorossi, i quali, dopo il recente successo in trasferta sul campo del Genoa, dimostrano un'insolita solidità. Una sfida, questa, che va ben oltre il mero calcolo dei punti, configurandosi come un esame immediato per le intenzioni di gioco del nuovo tecnico bianconero, il cui compito è imprimere una svolta qualitativa a un collettivo finora inaffidabile.
Le scelte tattiche e gli uomini in campo
Davide Nicola, confermando la fede in uno schieramento che ha reso la sua squadra competitiva, non ha scomodato il modulo del 3-5-2, puntando sull'esperienza della coppia d'attacco composta da Vardy e Bonazzoli per impensierire una difesa juventina che si presentava con il classico quartetto. Dall'altra parte, Spalletti, il cui approccio teorico poggia sul possesso palla e sulla ricerca della manovra, ha risposto con un 4-3-3, una scelta che segna una netta discontinuità col recente passato. In mezzo al campo, accanto a figure consolidate come Locatelli e Thuram, ha lanciato da titolare Teun Koopmeiners, a cui è stato demandato il compito di dettare i tempi, mentre in avanti, accanto a un Vlahovic reduce da una realizzazione su calcio di rigore e a Filip Kostic, è toccato a Loïs Openda, ancora a secco di reti con la maglia bianconera, il compito di finalizzare l'azione.
Le dichiarazioni pre-partita e le aspettative
Poche ore prima del fischio d'inizio, Spalletti, ai microfoni di Sky Sport, aveva tracciato senza enfasi retorica la strada che intende percorrere. "Ci sono moltissime cose da fare", aveva affermato, sottolineando come sia necessario "cercare di dare qualche indicazione e il campo dirà se sono giuste o no". Il suo obiettivo primario, come ha spiegato, è "avere più qualità tecnica dentro al campo", ritenendo che sia proprio attraverso di essa che si possa "fare una bella partita e provare a vincere". Un'intenzione chiara, sebbene resa più complicata dall'assenza di alcuni elementi; senza Yildiz, infatti, la ricerca di quella spinta in più diventava una necessità ancor più pressante, in un reparto dove le alternative a disposizione non sono numerose.
La partita e il suo significato
Mentre il pallone iniziava a rotolare sull'erba dello Zini, l'incontro assumeva i contorni di un vero e proprio banco di prova per entrambe le compagini. Per la Cremonese, si trattava di confermare la propria splendida prestagione contro un avversario blasonato, cercando di ripetere l'impresa di Genova per continuare a stupire. Per la Juventus, invece, l'appuntamento rappresentava il primo, vero step di una nuova era, un'occasione per mostrare fin da subito i segni di un'identità di gioco diversa, più ricca di idee e di proposte, sulla quale la società ha deciso di scommettere dopo la brusca interruzione dell'esperienza con Tudor. Il campo, come auspicato dallo stesso Spalletti, era chiamato a dare le sue risposte.




