Lavrov e l'intervista "censurata": Mosca accusa il Corriere, Via Solferino replica
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Redazione Esteri
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Il ministero degli Esteri russo ha sollevato, attraverso un comunicato diffuso dall'agenzia Tass, una pesante accusa di censura nei confronti del Corriere della Sera, affermando che il quotidiano italiano si sarebbe rifiutato di pubblicare un'intervista integrale concessa in esclusiva dal ministro Sergey Lavrov. La motivazione addotta da Mosca, la quale ha definito "fiume di bugie" il trattamento mediatico riservato alla Russia negli ultimi mesi, risiederebbe nel tentativo di offrire una versione dei fatti alternativa, incentrata sul prossimo vertice russo-americano di Budapest e sulle complesse tensioni in atto con gli Stati Uniti e l'Europa. Secondo la ricostruzione del ministero, Lavrov avrebbe fornito risposte esaurienti a ogni quesito, preparando un testo che la testata avrebbe poi deciso di non divulgare, un atto presentato come una soppressione della "verità" del governo russo.
La replica del Corriere della Sera
Da Via Solferino, sede del giornale, è giunta una netta e immediata replica, che respinge al mittente l'etichetta di censore e rivendica, senza mezzi termini, i principi di una stampa libera e autonoma. La direzione ha sottolineato come la pubblicazione di un'intervista non costituisca un atto dovuto, bensì il risultato di una valutazione redazionale che considera la pertinenza, la completezza e l'effettivo valore informativo del materiale ricevuto. Pur senza entrare nel dettaglio delle singole affermazioni di Lavrov, che qualcuno avrebbe potuto giudicare come una forma di propaganda, il Corriere ha fatto capire di aver esercitato il proprio diritto di scelta, un principio cardine del giornalismo che nulla ha a che vedere con la soppressione delle opinioni.
Le ragioni di una disputa mediatica
La controversia, che si inserisce in un clima internazionale già fortemente polarizzato, evidenzia la profonda divergenza tra la narrazione russa e quella dei media occidentali, i quali spesso si trovano a dover bilanciare il diritto di cronaca con la verifica delle notizie. Mosca, da parte sua, ha costruito la propria denuncia attorno all'aumento di quelle che definisce "fake news", utilizzando l'episodio per sostenere l'esistenza di un pregiudizio sistemico contro i suoi interessi. La proposta dell'intervista, presentata come un gesto di trasparenza, si è così trasformata nello strumento per una battaglia di percezione, dove l'obiettivo non è più soltanto comunicare contenuti ma anche contestare l'operato degli organi di informazione.
Il contesto delle relazioni diplomatiche
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, l'incidente riflette le più ampie difficoltà nei rapporti diplomatici, in un momento in cui il dialogo è reso ancor più complesso dalla presenza di Donald Trump alla Casa Bianca. La questione tocca, seppur indirettamente, il delicato ruolo dell'Italia e dell'Europa, chiamate a navigare in acque internazionali turbolente mentre si cerca di preservare la sovranità dell'informazione. La libertà di stampa, invocata con forza dal Corriere, si scontra dunque con le strategie di comunicazione delle grandi potenze, le quali mirano a influenzare l'opinione pubblica globale, creando un terreno di scontro dove le parole diventano altro rispetto al loro significato letterale.




