Sparatoria a Como, il ventenne gambizzato in via Di Vittorio è stato operato d’urgenza al Sant’Anna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una serata di ordinaria follia ha trasformato via Di Vittorio, nel quartiere periferico di Rebbio, in un set a cielo aperto per un agguato maturato a bordo di un’auto in corsa. È successo attorno alle 19, quando un ragazzo di 20 anni, di origine cingalese, è stato crivellato alle gambe mentre si trovava all’altezza del civico 7, davanti a una palazzina popolare. Il giovane, raggiunto da almeno tre colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata, è stato subito soccorso dal personale del 118 che lo ha trasportato in codice rosso all’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, dove i medici lo hanno sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza per suturare le ferite alla coscia destra e al ginocchio sinistro. Le prime evidenze investigative suggeriscono che l’aggressore – o gli aggressori – avrebbero agito dall’interno di un’utilitaria in movimento, per poi dileguarsi rapidamente senza lasciare traccia, se si eccettua il esanime del ventenne lasciato a terra in una pozza di sangue; al vaglio degli inquirenti c’è anche l’ipotesi che il colpo possa essere stato esploso da una persona appiedata dopo un breve confronto, anche se la dinamica dell’auto che affianca la vittima rimane al momento la pista privilegiata dai carabinieri.

Dalle prime ricostruzioni alla conferma dell’identità

L’allarme è scattato poco dopo le 19 di lunedì, quando i residenti di via Di Vittorio – una zona comunque abitata e non isolata – hanno udito lo scoppio secco dei colpi e hanno trovato il ventenne a terra. In una fase iniziale, fonti investigative avevano parlato genericamente di un uomo di origine marocchina residente in centro, ma i successivi accertamenti hanno permesso di risalire all’identità reale del ferito: si tratta di Dodangoda Arachchige Sadaru, un ventenne di origini cingalesi formalmente residente a Como ma domiciliato a Muggiò. Sadaru, che stava camminando da solo lungo il marciapiede, è stato aggredito con una violenza inaudita. I proiettili, quasi certamente esplosi da un revolver (data l’assenza di bossoli a terra), hanno centrato l’arto inferiore senza lesionare arterie vitali, ma la perdita di sangue è stata così copiosa da fargli correre il rischio di una grave emorragia. Arrivato in ospedale mezz’ora dopo l’agguato, è stato immediatamente stabilizzato e poi operato, e al momento si trova ricoverato in prognosi riservata.

Un precedente penale pesante e le indagini dei carabinieri

Mentre i medici del Sant’Anna lo tenevano in vita, gli investigatori dell’Arma – impegnati sul posto con il Nucleo Radiomobile e la stazione di Rebbio, supportati dal Nucleo Investigativo – hanno iniziato a scavare nel passato del giovane gambizzato, scoprendo un precedente specifico che potrebbe gettare luce sulle motivazioni dell’agguato. Nel 2023, Sadaru era stato arrestato dalla polizia insieme ad altri due stranieri con l’accusa di aver aggredito e rapinato un uomo di 40 anni in viale Puecher: in quell’occasione, la vittima era stata accerchiata e colpita con calci, pugni e bottigliate prima di vedersi sottrarre il cellulare, 500 euro in contanti, un cappellino e un caricabatterie. Per quella rapina violenta, il ventenne ha patteggiato l’anno successivo una condanna a due anni di reclusione, un dettaglio che potrebbe averlo reso bersaglio di una ritorsione o di un regolamento di conti. Al momento, comunque, i carabinieri non escludono nessuna pista e stanno setacciando le immagini delle telecamere di sorveglianza pubbliche e private della zona, sperando di aver inquadrato la Fiat Punto – il modello dell’auto segnalato da alcuni testimoni – utilizzata dai killer per avvicinarsi alla vittima e per fuggire.

Il vuoto investigativo sulla dinamica dell’auto fantasma

C’è ancora un alone di mistero su quanto accaduto nei secondi precedenti lo sparo: gli inquirenti stanno cercando di capire se Sadaru aspettasse qualcuno o se si trovasse lì per caso, considerato che la sua residenza effettiva è a Muggiò. La dinamica dell’agguato, con l’auto che si affianca al pedone in una via non certo isolata come quella Di Vittorio, lascia intendere un’azione pianificata e rapida, tipica di chi conosceva le abitudini della vittima o chi la stava pedinando. Una delle difficoltà maggiori per gli investigatori è rappresentata proprio dalla fugacità dell’incontro: i colpi sono partiti in rapida successione, il conducente dell’auto ha premuto sull’acceleratore e, nel giro di pochi secondi, la scena del crimine era già deserta. Nonostante la gravità delle ferite e l’entità della perdita di sangue, i sanitari escludono al momento un pericolo immediato per la vita del ventenne, anche se la prognosi resta riservata in attesa dell’evoluzione clinica post-operatoria.

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