Il soldato Claude e la guerra in Iran: l’intelligenza artificiale al centro dello scontro tra il Pentagono e Anthropic

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è un missile, non è un drone e non indossa una divisa, eppure il suo nome è entrato di diritto nei bollettini di guerra e, contestualmente, nelle cronache giudiziarie e politiche che stanno ridisegnando il rapporto tra la tecnologia e il potere esecutivo americano. Ci riferiamo a Claude, il modello di intelligenza artificiale generativa sviluppato da Anthropic, la società fondata dai fratelli Dario e Daniela Amodei, che sarebbe stato impiegato durante i recenti raid condotti dagli Stati Uniti in territorio iraniano. Una circostanza, questa, che assume i contorni del paradosso se si considera la tempistica: l’operazione militare, conclusasi con un bombardamento nel cuore di Teheran, sarebbe avvenuta poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva ordinato a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente qualsiasi rapporto commerciale con Anthropic. L’amministrazione, di fatto, ha cercato di mettere al bando uno strumento che, nei fatti, i comandi militari continuavano a utilizzare sul campo.

La genesi dello scontro, che ha pochi precedenti nella storia industriale americana per la durezza dei toni e la natura degli strumenti giuridici minacciati, risiede in una disputa contrattuale dai risvolti etici profondi. Il Pentagono, per bocca del segretario alla difesa Pete Hegseth, aveva avanzato una richiesta precisa ad Anthropic: concedere all’apparato bellico un accesso illimitato ai propri modelli, rimuovendo quelle barriere che la società aveva inserito nei termini d’uso per impedire che la propria intelligenza artificiale venisse impiegata in programmi di sorveglianza di massa sui cittadini americani o in sistemi d’arma completamente autonomi, capaci cioè di scegliere un bersaglio e di ingaggiarlo senza l’intermediazione di un operatore umano. Di fronte al rifiuto dell’azienda, la cui posizione pubblica è sempre stata quella di non voler “fornire armi” in senso stretto ma piuttosto strumenti di supporto logistico e decisionale, la reazione dell’esecutivo non si è fatta attendere ed è stata di una violenza inusitata. Non solo è stato congelato un contratto da duecento milioni di dollari, ma si è arrivati a minacciare l’applicazione del Defense Production Act – una legge che consente al governo di dirigere la produzione industriale in nome della sicurezza nazionale – e persino l’inserimento di Anthropic in una lista di “rischio per la catena di approvvigionamento”, un’etichetta che, come ha sottolineato la stessa azienda, era stata riservata in passato solo a società controllate da potenze straniere ostili.

Il paradosso del divieto e la resilienza tecnologica sui teatri operativi

Eppure, nonostante la durezza delle parole di Trump, che su Truth Social ha definito Anthropic un’azienda di “sinistra radicale” i cui dirigenti non hanno idea del mondo reale, la macchina da guerra americana sembra non aver potuto (o voluto) fare a meno di Claude. Secondo quanto ricostruito da testate come il Wall Street Journal, i comandi centrali, inclusa la Centcom responsabile delle operazioni in Medio Oriente, avrebbero continuato a utilizzare l’intelligenza artificiale di Anthropic per una serie di compiti cruciali: dall’analisi di enormi flussi di dati di intelligence, alla simulazione di scenari operativi, fino all’identificazione di potenziali bersagli. La ragione di questa dipendenza, spiegano gli esperti, è da ricercarsi nell’unicità dello strumento. Claude, infatti, era l’unico modello di intelligenza artificiale commerciale ad essere stato integrato, attraverso una partnership con la società di analisi Palantir, nei circuiti classificati del Pentagono, quelli cioè deputati a gestire le informazioni più sensibili e segrete. Sostituirlo dall’oggi al domani, come un semplice pezzo di ricambio, si è rivelato oggettivamente complesso, tanto che il Pentagono ha dovuto negoziare una finestra di transizione di sei mesi per evitare un improvviso buco di capacità operativa.

Mentre il sistema di relazioni tra lo Stato e Anthropic andava in frantumi, la scena è stata prontamente occupata da un concorrente. A poche ore dall’annuncio di Trump, Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha comunicato di aver raggiunto un accordo con il Dipartimento della Guerra per la fornitura dei propri modelli, scatenando immediatamente una reazione virale sulla piattaforma Reddit, dove migliaia di utenti hanno iniziato a promuovere l’hashtag “Cancel ChatGPT” e a invitare alla disdetta degli abbonamenti al servizio del “padre” di ChatGPT. La mossa di OpenAI, che nei mesi scorsi aveva già rivisto le proprie policy per allentare i divieti legati agli impieghi militari, appare come una chiara presa di posizione a favore di un coinvolgimento più stretto con l’apparato di sicurezza nazionale, in netto contrasto con la linea più cauta tenuta fino a quel momento dai fratelli Amodei.

Il nodo irrisolto della supervisione umana e i nuovi scenari del conflitto

Al di là delle schermaglie commerciali e delle polemiche politiche, l’intera vicenda solleva interrogativi sostanziali sul ruolo che l’intelligenza artificiale è destinata a giocare nei conflitti del futuro. La posizione di Anthropic, pur essendo stata tacciata di ostruzionismo, non era tanto un rifiuto a priori dell’impiego militare della tecnologia – che anzi era già realtà da mesi – quanto una richiesta di mantenere dei paletti chiari laddove la tecnologia mostra ancora limiti evidenti. Dario Amodei, in diverse interviste, ha sottolineato come l’affidabilità dei modelli attuali non sia tale da poter delegare a una macchina decisioni di vita o di morte, e come il concetto stesso di “arma autonoma” presenti rischi incalcolabili in termini di errori, allucinazioni o escalation involontarie. La richiesta di mantenere un “umano nel circuito” non era, nella loro visione, un vezzo ideologico, ma una misura di sicurezza dettata dallo stato dell’arte.

L’amministrazione Trump, invece, ha interpretato queste cautele come un’ingerenza inaccettabile nelle prerogative della difesa, arrivando a definire “inaccettabile” l’idea che un’azienda privata possa dettare le condizioni d’uso della tecnologia in un contesto operativo. Il fatto che, nella sostanza, l’intelligenza artificiale di Anthropic abbia continuato a supportare le missioni anche dopo il bando dimostra, se non altro, quanto sia ormai pervasiva e radicata la presenza di questi strumenti nei meccanismi più profondi della macchina militare statunitense. Una macchina che, nel silenzio dei comunicati ufficiali e mentre i legali discutono su Supply Chain Risk e Defense Production Act, continua a processare dati e a suggerire opzioni ai comandanti in zona di guerra.

keywords: intelligenza artificiale, Anthropic, Claude, Donald Trump, Pentagono, guerra in Iran, sistemi d'arma autonomi, OpenAI, sicurezza nazionale

description: L'intelligenza artificiale Claude, di Anthropic, sarebbe stata usata nei raid in Iran nonostante il bando di Trump. Lo scontro tra il Pentagono e l'azienda sulla supervisione umana e le armi autonome.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.