L’incidente sul A1 ferma la protesta dei tir: camionista ucciso durante il presidio contro il caro carburante
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Redazione Interno
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Erano passati solo venti minuti dalla mezzanotte, il momento in cui il fermo nazionale degli autotrasportatori era ufficialmente scattato, quando un uomo di 55 anni, un padroncino proveniente dalla provincia di Napoli, è stato travolto e ucciso da un’auto mentre si trovava a piedi sulla carreggiata dell’Autostrada A1. Il fatto, avvenuto all’altezza dell’area di servizio di San Nicola La Strada, nel Casertano, ha trasformato quella che doveva essere una mobilitazione – dura e organizzata contro il rincaro del gasolio – in una tragedia che ha immediatamente portato alla sospensione del blocco dei mezzi pesanti. La vittima, un professionista di 55 anni, stava predisponendo il presidio insieme ad altri colleghi quando, secondo le prime ricostruzioni, una Mini Cooper lo ha investito mentre si trovava sulla corsia libera, quella solitamente dedicata ai sorpassi, intento probabilmente a filtrare il flusso dei mezzi in arrivo.
Una mobilitazione fermata sul nascere
L’associazione di categoria TrasportoUnito, che aveva indetto la protesta a partire dalla mezzanotte del 19 aprile, ha dato l’annuncio della revoca già nelle prime ore dell’alba. Il segretario generale, Maurizio Longo, ha dichiarato che la decisione di sospendere gradualmente il fermo è stata presa a cuor leggero, ma inevitabile di fronte allo sconvolgimento causato dall’incidente. La colonna di tir, che si era ferma sul margine destro della carreggiata qualche chilometro prima dello svincolo di Caserta Sud, lasciava intravedere la tensione di un settore ormai allo stremo, strozzato da costi del carburante stabilmente oltre i due euro al litro, ma la protesta è stata spenta dalla violenza dell’impatto. Sul posto sono immediatamente intervenuti i sanitari del 118, che hanno potuto solo constatare il decesso dell’autotrasportatore, mentre la Polizia Stradale ha effettuato i rilievi del caso.
La dinamica dell’incidente e i profili giudiziari
Il conducente della vettura coinvolta, un’utilitaria di piccola cilindrata, si è fermato subito dopo l’investimento, prestando soccorso e rimanendo a disposizione delle forze dell’ordine. Quest’ultimo, un giovane incensurato, è stato denunciato a piede libero; la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio stradale, ipotizzando un eccesso di velocità visto lo stato dei luoghi e la visibilità notturna. La dinamica precisa, tuttavia, resta al vaglio degli inquirenti, che stanno analizzando le condizioni del manto autostradale e la segnalazione del presidio, che secondo alcune fonti sarebbe stato improvviso e non preannunciato alle autorità locali. Nel caos della mezzanotte, mentre i camion cominciavano ad accodarsi occupando due delle tre corsie disponibili, la vittima si è trovata esposta al traffico veicolare in un tratto autostradale a illuminazione limitata.
Le reazioni nel settore e la sospensione in Toscana
Mentre la notizia della sospensione si diffondeva, l’eco della tragedia ha avuto conseguenze immediate anche sul territorio: in Toscana, dove il fermo era stato annunciato con la stessa intensità, i blocchi sono stati cancellati, vanificando di fatto i disagi previsti per la giornata del 20 aprile. Altre sigle, come Unatras, hanno preso le distanze dalle modalità dell’agitazione, sottolineando come la protesta fosse stata condotta in maniera irresponsabile e senza il rispetto delle procedure di autoregolamentazione. Nel frattempo, i colleghi della vittima hanno rimosso i mezzi pesanti dalla carreggiata intorno alle quattro del mattino, riaprendo al traffico un tratto autostradale che era rimasto congestionato per ore. Quella che doveva essere una paralisi nazionale della logistica per cinque giorni, con l’obiettivo di paralizzare la distribuzione di beni deperibili, si è così conclusa prima ancora di iniziare, soffocata dal sangue versato sull’asfalto.




