Il piano shock dei giovani neonazisti: assalti a Modena e l'idea delle "Torri Gemelle 2.0" a Bologna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un progetto di estrema violenza contro obiettivi politici, l'idea di colpire le due torri, simboli di Bologna e un piano per un attacco incendiario a Modena. È lo scenario ricostruito dagli investigatori nell'ambito di una vasta indagine condotta da Ros dei carabinieri e Digos nei confronti di un gruppo accusato di attività riconducibili al suprematismo neonazista violento. L'inchiesta, sviluppata nell'arco di un anno tra febbraio 2024 e febbraio 2025, coinvolge complessivamente 17 persone distribuite in diverse zone d'Italia.

L'azione sventata a Modena e il piano su Bologna

Tra gli episodi di maggiore gravità documentati dalle forze dell'ordine figura la pianificazione di un blitz contro la sede del circolo "Lenin – Sinistra Classe Rivoluzione" a Modena, sigla legata all'Internazionale Comunista Rivoluzionaria. Il piano, fissato per il 29 settembre 2024, prevedeva il raggiungimento dei locali e il lancio di bottiglie incendiarie artigianali per provocare un rogo.

L'azione non si è concretizzata grazie all'intervento preventivo degli investigatori, che avevano già sotto costante monitoraggio i componenti del gruppo e sono subentrati prima che potessero essere reperiti i materiali infiammabili necessari.

Parallelamente, l'analisi delle conversazioni di gruppo ha fatto emergere discussioni su progetti dal valore simbolico ancora più elevato. Il 17 settembre 2024 è comparso nelle chat il riferimento alle "Torri Gemelle 2.0", espressione utilizzata in relazione alle Torri degli Asinelli e della Garisenda a Bologna, individuate come potenziale bersaglio d'attacco. Secondo l'ipotesi investigativa, l'obiettivo sarebbe stato provocarne il crollo attraverso un'azione terroristica, con un evidente richiamo agli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti.

Nelle conversazioni sarebbero comparsi anche messaggi che parlavano di un possibile "botto" e delle conseguenze che un'azione del genere avrebbe potuto provocare nel centro di Bologna.

L'odio politico contro Bologna

Il progetto non sarebbe stato motivato soltanto dalla volontà di provocare distruzione, ma inserito in una più ampia visione di violenza politica. Nelle chat, secondo quanto riportato dagli investigatori, Bologna veniva descritta come una città dominata dalla sinistra e identificata con il mondo comunista. Da qui sarebbero partiti gli incitamenti a colpire la città e riferimenti alla volontà di vederla "in fiamme".

Tra i messaggi seguiti nella chat, uno degli indagati avrebbe commentato l'idea dell'attacco con la frase: "Tanto che cavolo c'è a Bologna oltre ai comunisti".

Propaganda neonazista e manuali per ordigni

I ragazzi si coordinavano tra loro sui social con chat denominate "Nuovo Ordine Europeo" e il "Fronte Fascista Italiano", ambienti virtuali in cui le gerarchie erano nominate con espressioni come "camicia nera" o "Ss caporal", venivano condivisi manuali per la costruzione di ordigni e tecniche di guerriglia ed erano lodati Hitler, il Ku Klux Klan e i più recenti autori di stragi avvenute in Europa e nel mondo in nome del suprematismo bianco.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati avrebbero partecipato a giochi online dove venivano riproposte scene di violenza e uccisione di minoranze etniche.

Gli investigatori hanno trovato indicazioni dettagliate per fabbricare ordigni esplosivi artigianali e suggerimenti sul loro corretto utilizzo per aumentarne l'effetto letale. In altri casi venivano diffuse tecniche di addestramento, utilizzo e maneggio di coltelli e armi da fuoco. Le perquisizioni hanno consentito di sequestrare armi bianche, vessilli e oggetti con simbologia nazista oltre a telefoni, computer e altri dispositivi.

Le accuse contestate

Tra le ipotesi di reato contestate figurano l'associazione per delinquere con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, gli atti di terrorismo mediante ordigni esplosivi, l'istigazione all'odio etnico e razziale aggravata dalla finalità terroristica e la propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione, oltre all'apologia del fascismo, alle offese all'onore o al prestigio del presidente della Repubblica e alla detenzione illegale di armi.

Le operazioni, coordinate dalle procure ordinarie e per i minorenni competenti, hanno interessato numerose province, da Roma a Milano, da Como a Catanzaro, Bologna, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento e Verona.

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