Neonazisti arrestati, la cellula Werwolf e i piani per un attentato
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Redazione Interno
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Le indagini sulla cellula neonazista con base a Bologna, che pianificava un attentato contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, hanno portato all'arresto di dodici persone, accusate di associazione a delinquere con finalità di terrorismo e propaganda e istigazione per motivi di discriminazione. Tra gli arrestati, spiccano i nomi di Daniele Trevisani e Andrea Ziosi, figure apicali dell'organizzazione che puntava a sovvertire lo Stato democratico per instaurare un regime autoritario.
Trevisani, considerato il leader del gruppo, ha smesso di assumere sostanze stupefacenti da oltre un anno, come raccontato in una conversazione telefonica con un'amica, nella quale descriveva i progetti della "Werwolf division". Ziosi, invece, ha visto la madre prendere il controllo delle sue finanze per impedirgli di drogarsi. Entrambi, insieme agli altri membri della cellula, erano impegnati in attività di propaganda e pianificazione di atti violenti, con l'obiettivo di destabilizzare il Paese.
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha definito "importanti" le indagini, sottolineando la singolarità dell'esistenza di persone che immaginano di poter condizionare la vita democratica attraverso forme di violenza e terrorismo. Durante la consueta riunione annuale degli esperti per la sicurezza presso le rappresentanze diplomatiche italiane all'estero, Piantedosi ha ribadito l'importanza di mantenere alta l'attenzione su queste minacce.
Tra gli indagati figura anche Rodolfo Poli, 73 anni, storico frequentatore degli ambienti dell'estrema destra eversiva italiana, già coinvolto in passato in inchieste antiterrorismo.




