I notebook con Intel Core Series 3 "Wildcat Lake" e il rischio rincari per il MacBook Neo

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’annuncio dei processori mobile Intel Core Series 3, avvenuto ricordiamo un paio di settimane fa, è passato leggermente in sordina, non tanto per volontà dell’azienda o per la validità dei prodotti – che anzi puntano dritti al cuore del mercato dei portatili economici – ma verosimilmente per una questione di marketing e delle numerose novità giunte sul mercato nel mese di aprile; se a questo aggiungiamo anche una disponibilità ancora limitata, la mancata “enfasi” sul momento si può definire del tutto normale. I nuovi chip, battezzati con il nome in codice “Wildcat Lake”, sono stati progettati per competere direttamente con il MacBook Neo, il laptop da 599 dollari che Apple ha lanciato lo scorso marzo e che ha letteralmente rivoluzionato le aspettative per quanto riguarda i dispositivi a basso costo. Costruiti con il processo produttivo a 1,8 nanometri (Intel 18A), questi processori promettono un’efficienza record e una potenza di calcolo dedicata all’intelligenza artificiale che potrebbe rappresentare un vero spartiacque per gli utenti che non vogliono spendere una fortuna.

L’efficienza e l’AI come cavallo di battaglia

La scommessa di Intel, in questo caso, non è tanto quella di stracciare i benchmark con prestazioni grezze superiori – dove anzi il chip A18 Pro di Apple lo supera ancora di circa il 44% in single-core – ma quella di offrire un’esperienza completa sotto il profilo dell’intelligenza artificiale locale. I Core Series 3 integrano infatti un’unità NPU di quinta generazione capace di raggiungere sino a 40 TOPS (mila miliardi di operazioni al secondo), una soglia che soddisfa i requisiti per la certificazione “Copilot+ PC” di Microsoft. Lo si potrebbe definire un azzardo, perché non è ancora chiaro se uno studente o un piccolo imprenditore abbiano realmente bisogno di elaborare modelli linguistici di grandi dimensioni direttamente sul proprio computer portatile da 600 dollari, ma è indubbio che Intel stia cercando di spostare il confronto su un terreno dove al momento Apple non può seguirlo a questa fascia di prezzo. Le prestazioni della GPU integrata Xe3, inoltre, vantano un miglioramento fino a 2,7 volte nei carichi di lavoro accelerati dall’intelligenza artificiale rispetto a un PC di cinque anni fa, mentre il consumo energetico si riduce drasticamente, arrivando a un -64% durante la riproduzione di video in 4K su YouTube. Acer, Asus, HP, Lenovo e molti altri produttori hanno già pronti oltre 70 modelli equipaggiati con questi chip, segno che il mercato vede in “Wildcat Lake” il veicolo giusto per contrastare l’ascesa del dispositivo targato Cupertino.

Apple e il bivio della produzione: il successo che diventa un problema

Se Intel prova ad avanzare, dall’altra parte della barricata Apple si trova paradossalmente a fare i conti con un problema inverso: la domanda altissima per il MacBook Neo. Il dispositivo, lo ricordiamo, è stato presentato a marzo e ha subito fatto il tutto esaurito, tanto che i tempi di spedizione si sono allungati fino a due o tre settimane. Secondo quanto riportato dall’analista Tim Culpan, ex giornalista di Bloomberg e oggi autore della newsletter “Culpium”, la casa di Cupertino avrebbe chiesto ai fornitori di prepararsi a produrre circa 10 milioni di unità, quasi il doppio rispetto alla previsione iniziale che si aggirava tra i 5 e i 6 milioni. Il problema, però – ed è qui che la situazione si fa complessa – è che aumentare così tanto la produzione non significa semplicemente premere un interruttore. La prima ondata di Neo utilizzava chip A18 Pro “binned”, ovvero processori prodotti originariamente per l’iPhone 16 Pro ma usciti dalla fabbrica con un core GPU difettoso; Apple, in un’operazione di efficientamento tipica del suo modus operandi, ne ha semplicemente disabilitato il core guasto, trasformando un prodotto tecnicamente di scarto in un’opportunità commerciale per abbassare i costi. Quelle scorte, però, si stanno esaurendo.

Per produrre il secondo lotto di Neo, quindi, Apple dovrà ordinare chip nuovi a TSMC, e la maggior parte di questi probabilmente arriverà con tutti e sei i core GPU funzionanti, rendendoli più costosi. Agli scenari appena descritti si aggiungono anche i rincari generalizzati dei componenti, in particolare della memoria RAM (la cui carenza sta facendo impennare i prezzi a livello globale a causa della domanda trainata dall’AI nei data center) e degli SSD. Le conseguenze, per un’azienda che storicamente lavora su margini altissimi, sono piuttosto chiare: il margine di profitto sul modello da 599 dollari (o da 499 per studenti e insegnanti) si sta assottigliando in modo pericoloso. Si profila all’orizzonte, dunque, lo stesso rischio già corso con il Mac mini recentemente (la cui versione base è sparita, alzando di fatto il prezzo d’ingresso), con Apple che potrebbe decidere di eliminare la versione da 256 GB dal catalogo. Se così fosse, chi volesse un MacBook Neo dovrebbe necessariamente acquistare la configurazione successiva da 699 dollari, una mossa per certi versi dolorosa per i consumatori ma tecnicamente lineare se analizzata dal punto di vista della redditività. Non si esclude, come alternativa meno drastica, l’introduzione di nuove colorazioni per mantenere alto l’hype intorno al prodotto senza dover alzare le targhette prezzo in modo esplicito.

La guerra dei report: Microsoft prova a ribaltare il confronto

In questo clima di incertezza sui prezzi e di rinnovata aggressività da parte dei produttori di chip x86, Microsoft ha deciso di gettare benzina sul fuoco commissionando un report a Signal65, una società di analisi, con l’obiettivo dichiarato di spostare il confronto con il MacBook Neo sul terreno tattico più delicato per chi compra un portatile: il rapporto prezzo/prestazioni, la quantità di memoria e l’autonomia reale. Lo studio, che potremmo definire “di parte” senza troppi giri di parole, sostiene che diversi laptop Windows 11 offrano il doppio della RAM, più spazio di archiviazione e una batteria migliore, il tutto spendendo meno rispetto al dispositivo Apple. I modelli presi in esame, però – e qui sta il trucco retorico della ricerca – sono prevalentemente dispositivi da 15 o 16 pollici, che sfruttano scocche più capienti per ospitare batterie di capacità fisica molto superiore ai 36,5 Wh del Neo, la quale ottiene comunque ottime valutazioni nei test di Tom’s Guide (oltre 13 ore di navigazione). Viene inoltre tralasciato del tutto il confronto sulla qualità costruttiva (il in alluminio del Neo contro le plastiche dei diretti competitor), sulla luminosità del display (500 nits contro i 300 nits medi dei Windows) o sulla resa dei trackpad, dove Apple storicamente non ha rivali. L’operazione, insomma, dimostra più la preoccupazione di Redmond per l’invasione di campo di Apple nel territorio dei budget laptop che una reale superiorità tecnica dei prodotti con sistema operativo di Microsoft.

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