Maxi sequestro di pesce scaduto e a rischio, chiusi due locali in Toscana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un impressionante quantitativo di prodotti ittici, stimato attorno alle cinque tonnellate, è stato sequestrato dai militari della Guardia Costiera nei magazzini di un grossista operante ad Altopascio, in provincia di Lucca. L’enorme blitz, che ha portato anche alla contestazione di una sanzione amministrativa di 3.500 euro, ha fatto emergere una situazione di gravissima negligenza nella conservazione degli alimenti e una preoccupante assenza dei documenti necessari a certificare la legale provenienza del pesce. Molti dei prodotti, come hanno accertato gli ispettori, risultavano addirittura scaduti da circa sei mesi, un dato che di per sé solleva inquietanti interrogativi sui tempi e sulle modalità di una potenziale immissione sul mercato.

Il quadro delle irregolarità accertate

L’operazione, inserita nel più ampio contesto del piano nazionale “Fish_net” avviato in vista delle consuete impennate dei consumi durante le festività natalizie, non si è limitata al comparto della grossa distribuzione. Parallelamente, infatti, sono stati presi di mira gli esercizi di ristorazione, dove i controlli hanno condotto alla chiusura di due attività a conduzione straniera per gravi e accertate carenze igienico-sanitarie. Una doppia direttrice d’indagine, quella seguita dai militari, che mira appunto a intercettare le criticità in ogni anello della filiera, dal deposito alla tavola dei clienti, dove le conseguenze di simili negligenze possono assumere un carattere di estrema pericolosità.

Il ritrovamento della specie protetta

A rendere ancor più grave il quadro delle illegalità scoperte nel deposito lucchese, contribuisce un ulteriore e specifico ritrovamento: oltre ai quintali di prodotto scaduto o non tracciabile, è stato infatti sequestrato un lotto di circa 250 chilogrammi di tranci di squalo, riconducibili a una specie rigorosamente protetta dalla convenzione internazionale CITES. La presenza di questa carne, la cui commercializzazione è vietata, non solo infrange le norme sulla tutela della fauna marina ma suggerisce, in controluce, l’esistenza di canali di approvvigionamento del tutto opachi e al di fuori di ogni controllo, nei quali il rispetto delle regole sembra essere sistematicamente ignorato in nome del profitto.

L’importanza dei controlli sulla filiera

Le operazioni condotte in Toscana dimostrano, al di là dei singoli episodi, l’indispensabile funzione di vigilanza svolta dalla Guardia Costiera su un settore economicamente cruciale e delicatissimo per la salute pubblica. L’attenzione posta sulla tracciabilità, definita non a caso come la “carta d’identità” del prodotto ittico, si conferma essere l’unico strumento efficace per garantire sicurezza e legalità. La mancanza di quei documenti, unita al ritrovamento di merce ampiamente oltre la data di scadenza, disegna un modus operandi che bypassa volutamente ogni obbligo, esponendo i consumatori a rischi concreti e danneggiando, al tempo stesso, quei pescatori e quegli operatori che invece lavorano nel solco della trasparenza e del rispetto della legge.

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