L’Inter vince a Como con un 4-3 da brivido e si prende la fuga decisiva per lo scudetto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sul lago, dove il calcio spesso sa raccontare storie di ambizione e di crescita fulminea, l’Inter ha messo in scena una rimonta che porta la chiara firma della concretezza. La squadra affidata a Cristian Chivu, superata per due reti da un Como scatenato e addirittura travolto nei primi 45 minuti, ha trovato la forza di ribaltare il punteggio chiudendo sul 4-3 in un match dove la logica sembrava aver preso un’altra direzione. Il successo al Sinigaglia, maturato a cavallo tra primo e secondo tempo, vale molto più dei tre punti: allunga la distanza sul Napoli a +9, un margine che, con il campionato ormai agli sgoccioli, rappresenta un’ipoteca pesantissima sul tricolore. Va però riconosciuto il merito ai lariani di Cesc Fabregas, che hanno sfiorato l’impresa e per larghi tratti hanno dominato, costringendo i nerazzurri a fare i conti con le proprie fragilità difensive prima di rispolverare l’orgoglio dei campioni.

L’illusione comasca e la doccia gelata di Paz e Valle

La partita, tatticamente, sembrava incanalarsi sui binari disegnati dalla squadra di casa, quella che con il pallone tra i piedi cerca sempre la giocata spettacolare. Per circa mezz’ora l’Inter ha retto, subendo il giro palla avvolgente del Como, ma è crollata sotto i colpi di due giocatori che rappresentano il futuro del club. Al 36’, è stata una combinazione fulminea a rompere l’equilibrio: la conclusione di Nico Paz, respinta con qualche incertezza da Sommer, è stata ribadita in rete dall’accorrente Valle. Se quello era stato un campanello d’allarme, il raddoppio arrivato allo scoccare del 45’ è stato un vero e proprio pugno allo stomaco. Butez, con un rinvio lungo, ha lanciato in contropiede lo stesso Paz, il quale ha controllato e infilato Sommer con un sinistro che ha accarezzato il palo prima di insaccarsi. La sensazione, in quel frangente, era che la pratica potesse essere chiusa, complice anche un’Inter apparsa molle in marcatura e poco reattiva sulle seconde palle.

La reazione furibonda di Chivu: Thuram e Dumfries firmano la rimonta

Proprio quando il baratro sembrava vicinissimo, i nerazzurri hanno tirato fuori quella che gli inglesi chiamano "champions' pedigree". Il gol del momentaneo 1-2, siglato da Thuram al 46’ su cross di Barella, ha cambiato la chimica della partita prima ancora dell’intervallo. Nella ripresa, la musica è cambiata radicalmente: al 49’, un clamoroso pasticcio tra Kempf e Butez ha permesso al francese di depositare il pallone in rete per il 2-2 con un pallonetto cinico e spietato. Da lì in poi, è stata una doccia fredda per i padroni di casa. Chivu ha visto il momento e ha spinto i suoi all’acceleratore. La svolta è arrivata al 58’, quando Calhanoglu, maestro assoluto nei calci piazzati, ha disegnato una punizione perfetta per la testa di Dumfries, che ha firmato il sorpasso. L’olandese, spesso croce e delizia per la sua propensione offensiva, ha ripetuto il copione al 72’, controllando una sponda di Akanji e trafiggendo Butez per il 4-2. In meno di mezz’ora, la gara era stata completamente rivoluzionata.

Il finale pazzo e il valore di una vittoria sporca

Va anche detto che quando le cose girano male, poi tutto va peggio, ma il Como non ha mai smesso di crederci. A dispetto del doppio svantaggio, Fabregas ha riversato i suoi in avanti, trovando il premio della rete su rigore trasformato da Lucas Da Cunha all’89’. Da lì è stato un assedio: Paz ha sfiorato il palo, e nel pieno recupero Ramon ha stampato una traversa clamorosa che avrebbe potuto consegnare un pareggio forse meritato ai lariani. Tuttavia, è proprio in queste serate complicate che si misurano le grandi squadre. L’Inter di Chivu ha sofferto, ha rischiato di naufragare, ma ha dimostrato una resilienza esemplare. A differenza del passato recente, i nerazzurri hanno saputo trasformare le difficoltà in carburante, capitalizzando al massimo le ingenuità altrui e un vantaggio psicologico ormai incolmabile. Se il Napoli continua a perdere colpi, questa vittoria sporca al Sinigaglia sa di colpo da maestro, l’ennesimo in una stagione che profuma di certezza.

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