Il software non si arrende all’AI: per HSBC è il vero dominus del settore
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Redazione Economia
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Il panico che ha recentemente travolto i mercati, con un’ondata di vendite che ha spazzato via quasi mille miliardi di capitalizzazione dal settore del software, si fonda su una premessa che per molti analisti è del tutto errata. La cosiddetta “SaaSpocalypse”, ovvero l’apocalisse che vorrebbe i modelli di business del Software as a Service spazzati via dall’avanzata inarrestabile dell’intelligenza artificiale generativa, sarebbe una lettura semplicistica e distorta della realtà tecnologica. A sostenerlo, con una certa decisione, sono gli analisti di HSBC, i quali hanno diffuso un report dal Titolo inequivocabile: “Il software divorerà l’AI”, ribaltando la narrazione dominante che vede le piattaforme tradizionali soccombere di fronte a chatbot e modelli linguistici di ultima generazione.
Secondo gli strateghi della banca d’affari, il mercato sta sottovalutando un elemento cruciale: lo sviluppo di software “enterprise-grade”, ovvero di livello aziendale, è un’impresa complessa che non può essere improvvisata. I grandi player dell’AI consumer, come OpenAI o Anthropic, e persino colossi come Alphabet con Google, non possiedono l’esperienza decennale necessaria per architettare sistemi informatici in grado di gestire la contabilità, le risorse umane o la logistica di una multinazionale. Costruire da zero un’infrastruttura del genere, muovendosi in territori altamente specializzati e sconosciuti, è un azzardo tecnico ed economico che nessuna azienda razionale si sognerebbe di compiere, preferendo invece affidarsi ai vendor che da anni presidiano questi settori. In questo senso, l’AI, lungi dall’essere un becchino, è destinata a diventare una funzionalità aggiuntiva, un potente motore destinato a essere integrato e “addomesticato” all’interno delle piattaforme software esistenti.
A gettare benzina sul fuoco del dibattito ci aveva pensato, nelle scorse settimane, anche Jensen Huang, amministratore delegato di NVIDIA, la regina indiscussa dei chip per l’AI. Intervenuto durante la conference call per la presentazione dei risultati finanziari — risultati che hanno visto i ricavi balzare del 73% su base annua, toccando quota 68 miliardi di dollari — Huang ha liquidato con una certa fermezza le paure del mercato, introducendo un paradigma destinato a fare scuola: “compute equals revenues”. In questa nuova era, la potenza di calcolo non è più un costo, ma la linfa vitale del fatturato. Senza la capacità di generare token, spiega il manager, non c’è modo di alimentare quei sistemi di “agentic AI” che rappresentano la nuova frontiera, e senza token non si può crescere. Un’architettura, quella scelta dalle aziende, che oggi impatta direttamente sui conti economici, trasformando gli investimenti in infrastrutture in un moltiplicatore di ricavi piuttosto che in una mera voce di spesa discrezionale.
La resa dei conti con le valutazioni di mercato
Tuttavia, il quadro roseo dei fondamentali — con utili in crescita e una domanda di chip apparentemente inesauribile, trainata dagli hyperscaler come Amazon, Microsoft e Meta — si scontra con la dura realtà delle valutazioni di borsa. David Pascucci, analista di XTB, mette in guardia su una situazione che definisce “tirata”: i prezzi delle azioni dei big player dei semiconduttori, le cosiddette “Big Four” che includono NVIDIA, TSMC, ASML e STMicroelectronics, hanno corso troppo e troppo velocemente. Se i bilanci mostrano una crescita palese e innegabile, i rapporti prezzo/utili raggiungono livelli che lasciano aperti interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo di simili multipli, preannunciando la possibilità concreta di una correzione tecnica. Il mercato, insomma, sembra chiedersi se l’infrastrutturazione basata sull’AI abbia già scontato nei corsi azionari tutta la crescita futura possibile.
Questa tensione si riflette nell’andamento altalenante del titolo NVIDIA, che dopo aver toccato vette vertiginose si trova ora a testare livelli tecnici cruciali. La resistenza incontrata a 185,3 dollari e il supporto testato a quota 177,3 suggeriscono una fase di assestamento, con gli investitori istituzionali che, secondo analisti come quelli di Raymond James, potrebbero interpretare questo momento come una finestra per accumulare posizioni in vista di una nuova fase di rally. La partita, a questo punto, si gioca su due tavoli: da un lato l’incredibile momento del settore, con l’AI che promette di rivoluzionare ogni aspetto dell’economia, e dall’altro la legge ferrea dei multipli, che impone un prezzo anche alle aspettative più rosee. Per HSBC, però, l’occasione offerta dal recente sell-off nel mondo del software è troppo ghiotta per essere ignorata: con le valutazioni ai minimi storici, nonostante l’inizio di quella che promette essere l’era dell’AI agentica, il rischio maggiore per gli investitori potrebbe essere quello di restare a guardare.




