«Negli anni ‘60 io e Albano eravamo la famiglia nel bosco». Romina Power si schiera dalla parte di Catherine Birmingham e critica la decisione del tribunale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La vicenda giudiziaria che coinvolge i genitori della cosiddetta “famiglia nel bosco” continua a sollevare reazioni e dibattiti, e l’ultima presa di posizione in ordine di tempo porta la firma di Romina Power. La cantante, che proprio in questi giorni ha spento 74 candeline, ha rotto il silenzio sui social per esprimere il suo sconcerto e la sua vicinanza a Catherine Birmingham, la madre australiana che, per decisione del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, è stata allontanata dalla casa famiglia dove da quattro mesi viveva con i suoi tre bambini. Un provvedimento che ha scosso l’opinione pubblica e che ha spinto l’artista a un paragone diretto con la sua storia familiare, un’analogia che, come è facile immaginare, sta facendo discutere.

Power, in un post pubblicato sul suo profilo Instagram, ha raccontato di essersi immedesimata nel dolore di quella madre, descrivendo la separazione da un figlio come una ferita insopportabile, paragonabile a un rapimento o a una scomparsa. “Negli anni ‘60 io e Albano eravamo la famiglia nel bosco – ha scritto la cantante, condividendo anche una foto d’epoca che la ritrae con l’ex marito e i loro quattro figli, Ylenia, Romina, Cristèl e Yari, distesi e sorridenti su un prato – solo che facevamo anche tournée e incidevamo dischi”. Un’immagine di un’altra epoca, quella, per raccontare una scelta di vita che, seppur con tutte le differenze del caso, l’artista considera affine a quella della famiglia anglo-australiana che aveva scelto di vivere in isolamento nei boschi tra Emilia-Romagna e Toscana.

L’intervento social di Romina Power non si è limitato a una dichiarazione di solidarietà, ma ha assunto i toni di una critica piuttosto aspra nei confronti dell’operato della giustizia italiana. “Se qualcuno avesse fatto a me ciò che stanno facendo a questa povera mamma io sarei diventata una tigre!!”, ha esclamato l’artista, manifestando tutto il suo sdegno per un provvedimento che giudica incomprensibile e crudele. La domanda che pone, “Come osano separare una mamma dai suoi figli?”, è il cuore del suo messaggio, un interrogativo che lascia intendere come, al di là delle valutazioni tecniche e delle relazioni dei servizi sociali, per lei il legame materno debba prevalere su qualsiasi altra considerazione. A suo avviso, l’unica colpa di Catherine e del compagno Nathan Trevallion sarebbe stata quella di aver scelto l’Italia come paese in cui realizzare il loro sogno di vita: in Grecia, in Portogallo o in Spagna, ha ipotizzato la Power, le cose sarebbero andate diversamente.

Il suo post, che ha raccolto migliaia di like e commenti, si conclude con un appello diretto alle più alte cariche dello Stato. “Io spero che Giorgia Meloni possa intervenire per proteggere questa famiglia!”, ha scritto la cantante, taggando anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un appello che arriva in un momento in cui la vicenda è già finita nel mirino della politica, con la stessa Presidente del Consiglio che, in passato, aveva espresso perplessità sull’operato dei giudici, parlando di una “assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico” e ribadendo che “i figli non sono dello Stato”.

I motivi della separazione e la complessità del caso

Dietro la decisione del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, che ha disposto l’allontanamento di Catherine Birmingham dalla struttura che ospita i suoi bambini, c’è un quadro complesso e articolato, lontano dalla sola questione dello stile di vita “alternativo”. L’ordinanza dei giudici, infatti, si basa sulle relazioni degli educatori e dei servizi sociali che da mesi seguono la famiglia, e che dipingono un ritratto di crescente conflittualità all’interno della casa famiglia. La madre, stando a quanto riportato, avrebbe manifestato un atteggiamento considerato “ostile e squalificante” nei confronti degli operatori, rifiutando il confronto e non rispettando le regole della comunità, con conseguenze che, secondo la valutazione del tribunale, sarebbero divenute pregiudizievoli per l’equilibrio emotivo dei minori.

Le cronache raccontano di una donna che diffidava di tutti e che, con il suo comportamento, avrebbe influenzato negativamente i figli, i quali avrebbero a loro volta manifestato episodi di aggressività verso le educatrici. Un clima di tensione che avrebbe reso difficile, se non impossibile, qualsiasi intervento educativo programmato, spingendo i giudici a una decisione drastica per tutelare i bambini, che ora verranno trasferiti in un’altra comunità e incontreranno la madre solo in occasioni protette. Un provvedimento che arriva nonostante l’allarme lanciato dalla Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, preoccupata per l’ulteriore trauma che un ennesimo distacco potrebbe infliggere ai piccoli.

La replica di Al Bano e le differenze con la storia dei Power

Mentre Romina Power tracciava un parallelo tra la sua giovane famiglia e quella di Catherine, suo ex marito Al Bano aveva già avuto modo di intervenire sulla vicenda in tempi non sospetti, offrendo anzi una sua personale lettura della situazione e mettendo a disposizione dei genitori una casa in Puglia. Il cantante pugliese, in un’intervista rilasciata qualche tempo fa, aveva raccontato di riconoscersi in quella scelta di vita, ricordando quando, negli anni Settanta, lasciò la città per vivere in una proprietà a Cellino San Marco, allora sprovvista di acqua corrente, elettricità e telefono.

Tuttavia, al di là di questa assonanza iniziale, emergono differenze sostanziali che rendono il paragone, per molti versi, piuttosto debole. Se è vero che i figli di Al Bano e Romina sono cresciuti in una masseria immersa nel verde della campagna salentina, è altrettanto vero che hanno ricevuto un’istruzione regolare e, per certi versi, d’élite. Lo stesso Al Bano ha raccontato di andare a prendere le figlie all’Istituto Marcelline di Lecce, una scuola privata prestigiosa, e Cristel Carrisi, una delle figlie, si è poi laureata in letteratura alla Harvard University. Un percorso educativo, quello dei fratelli Carrisi, che poco ha a che vedere con la mancata frequenza scolastica che è stata una delle criticità sollevate nei confronti della famiglia nel bosco. Dunque, se l’ambientazione “rurale” può apparire simile, il contesto sociale ed educativo, in questo caso, appare profondamente diverso.

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