Mario Monti e Giuseppe Conte sul caso Almasri: questioni di responsabilità e legalità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso del generale libico Khalifa Haftar Almasri, con le sue implicazioni diplomatiche e giudiziarie, continua a sollevare interrogativi e polemiche, alimentando un dibattito che coinvolge non solo i vertici del governo ma anche le istituzioni internazionali. A intervenire sulla questione, in due diverse trasmissioni televisive, sono stati Mario Monti, senatore a vita ed ex premier, e Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle e anch’egli ex presidente del Consiglio. Le loro riflessioni, seppur con toni e prospettive differenti, hanno riportato l’attenzione su temi cruciali come la responsabilità politica, la trasparenza e il rispetto della legalità internazionale.

Durante la trasmissione Otto e mezzo su La7, Lilli Gruber ha chiesto a Monti se, alla luce della sua esperienza, ritenga che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni debba riferire direttamente in Parlamento sul caso Almasri. Monti, pur riconoscendo l’importanza dell’informativa che i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi porteranno alla Camera, ha sottolineato come la vicenda non sia riducibile a un semplice caso diplomatico. “Questa questione ha avuto una risonanza nazionale e internazionale notevole, con riflessi multipli nei rapporti con la Corte penale internazionale”, ha affermato, lasciando intendere che la portata del caso richieda un coinvolgimento più ampio, anche da parte del premier.

D’altra parte, Giuseppe Conte, nel corso della registrazione di Porta a Porta su Rai 1, ha espresso una posizione più netta, criticando apertamente l’operato del governo e della presidente Meloni. “Se si concede un salvacondotto a chi ricopre incarichi pubblici, anche quando sono accusati di crimini odiosi contro l’umanità, si distrugge la legalità internazionale”, ha dichiarato, riferendosi al rimpatrio del generale Almasri in Libia. Conte ha poi aggiunto che Meloni, essendo stata informata della vicenda, avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità e presentarsi in Parlamento. “La presidente del Consiglio è responsabile come i ministri, perché questa vicenda riguarda il governo nella sua interezza”, ha ribadito, sostenendo che il mancato intervento di Meloni la renderebbe “complice morale di ogni stupro e violenza”.

In un’altra occasione, durante la trasmissione Cinque Minuti su Rai Uno, Conte ha mostrato due avvisi firmati dal procuratore Francesco Lo Voi, ricevuti nel 2023 e in tempi più recenti, sottolineando come la legge debba valere per tutti, incluso il presidente del Consiglio. “Da premier non mi sono mai sentito sopra la legge. Significa sentirsi un intoccabile, e questo non possiamo consentirlo”, ha affermato, ribadendo il principio di uguaglianza davanti alla legge.

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