Trump intensifica la pressione militare sul Venezuela di Maduro
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Redazione Esteri
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Le acque internazionali dell'Est Pacifico sono state teatro, in questa settimana, di un'azione militare particolarmente cruenta condotta dall'amministrazione Trump, la quale ha confermato tredici attacchi distinti che hanno portato all'eliminazione di almeno cinquantasette persone, colpite a bordo di diverse imbarcazioni. L'offensiva, che si inserisce in una campagna più ampia contro i cosiddetti "narcoterroristi", rappresenta il giorno più sanguinoso di questa strategia, estesa ormai oltre i confini del Venezuela con l'obiettivo dichiarato di colpire le finanze del regime di Nicolás Maduro. Quattordici di quelle vittime, identificate come narcotrafficanti, sono state uccise durante una serie di bombardamenti concentrati su quattro navi, un'operazione che, stando alle ricostruzioni, non ha lasciato scampo ai bersagli individuati.
Uno schieramento navale senza precedenti
Mentre i riflettori sono puntati sul Venezuela, si sta assistendo a una mobilitazione navale statunitense di proporzioni eccezionali, la più imponente mai registrata non solo dall'inizio della crisi con Caracas ma addirittura dai tempi del primo conflitto in Golfo Persico. Questo dispiegamento di forze, che vede navi da guerra ammassate nelle acque antistanti il paese sudamericano, è destinato a crescere ulteriormente con l'imminente arrivo della portaerei Gerald Ford, la quale sarà scortata dal suo intero gruppo d'attacco. Tale concentramento di potenza bellica, che alcuni analisti hanno definito come "un maxi schieramento", accresce la tensione in una regione già instabile, trasformando il Caribe in un vero e proprio teatro di operazioni.
Il conto alla rovescia per Maduro
Per il leader venezuelano, circondato da questa crescente pressione militare e politica, il tempo sembra scorrere inesorabile verso uno scontro che molti considerano inevitabile. Gli indicatori di un'azione imminente, che alcuni osservatori riducono a cinque elementi chiave, lampeggiano ormai in modo continuo sulla sua plancia di comando, nonostante i tentativi – peraltro fallimentari – del suo governo di calmare gli animi e di riportare una parvenza di normalità. L'attesa, in questo clima di incertezza, è tutta per l'ultimo tassello che potrebbe completare il quadro di un intervento, il cui esatto momento non è dato sapere ma la cui preparazione appare minuziosa.
La nuova strategia dalla base di Puerto Rico
La svolta nella politica della Casa Bianca, che da settembre ha imboccato una strada inedita per affrontare la questione venezuelana, si è concretizzata con il dispiegamento nel "Gran Caribe" – un'area che comprende ben trentatré nazioni – di forze navali e di unità speciali, in un'operazione di vasta portata che punta dritta verso il Venezuela e i suoi vicini, come la Colombia. Questa regione, che storici e strateghi militari definiscono l'antico "Mediterraneo Americano", è così diventata il centro di un'impressionante presenza militare statunitense, segnando un cambio di passo decisivo dopo anni di approcci differenti. La strategia, che passa attraverso Puerto Rico e altre basi, sembra voler stringere una morsa attorno a Caracas, combinando la pressione militare a quella giudiziaria sulle rotte della droga.




