Tomb Raider I-III Remastered, la nuova patch regala costumi brutti e tanta rabbia tra i fan

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Aspyr Media ha riaperto i cancelli delle tombe più celebri della storia dei videogiochi, pubblicando giovedì scorso un aggiornamento sostanzioso per Tomb Raider I-III Remastered che, nelle intenzioni degli sviluppatori, avrebbe dovuto arricchire l’esperienza di gioco con contenuti inediti e nuove opzioni di rigiocabilità. La mossa, che includeva il tanto atteso sbarco su piattaforme mobile – Android, iOS e persino la nuovissima Nintendo Switch 2 – e l’introduzione di una cosiddetta Challenge Mode, si è però trasformata in un boomerang per il team di sviluppo, travolto da una valanga di critiche feroci da parte di quei giocatori che, invece di ritrovare la propria eroe d’infanzia in una veste rinnovata, si sono visti recapitare quella che molti hanno definito una “collezione di orrori” digitali.

La comunità dei giocatori, da sempre estremamente protettiva nei confronti dell’immagine della sua eroina, non ha perso tempo a setacciare ogni singolo poligono dei nuovi outfit, e ciò che ha trovato ha scatenato un putiferio. Immagini e brevi video, come riportato da diverse testate specializzate, hanno iniziato a rimbalzare sui social network mostrando aberrazioni digitali di ogni sorta: occhiali da sole che sembravano sciogliersi sul volto della protagonista, cinghie e accessori che si compenetravano con il anziché essere modellati tridimensionalmente, texture dai contorni pixelati e, particolare che ha sollevato un polverone ulteriore, simboli e scritte dal significato incomprensibile, verosimilmente generati da un’intelligenza artificiale senza il minimo intervento correttivo umano. Il paragone con il lavoro certosino dei modder, che nei mesi hanno prodotto decine di skin di altissima qualità, è stato immediato e impietoso, con molti utenti che hanno sottolineato l’assurdità di ricevere contenuti ufficiali qualitativamente inferiori a quelli realizzati da appassionati nel tempo libero.

La reazione della base di fan, alimentata anche da una serie di bug e malfunzionamenti segnalati a valle dell’aggiornamento – dalla musica del menu che invade il gameplay, ai sottotitoli fuori sincrono, fino alla sparizione di alcune opzioni di interfaccia – ha raggiunto livelli di guardia tali da costringere i diretti interessati a prendere le distanze dal proprio stesso lavoro. In un tentativo di arginare le polemiche, o forse per tutelare la propria reputazione professionale, è intervenuto sui social Giovanni Lucca, il lead artist che aveva curato la direzione artistica della remastered originale, il quale ha voluto chiarire con un messaggio piuttosto secco di non essere stato minimamente coinvolto nella realizzazione di questa nuova patch, così come nessun altro membro del team storico di Saber Interactive. Una presa di posizione netta, che di fatto lascia intendere come il lavoro sia stato esternalizzato o affidato a un gruppo ridotto, il quale avrebbe probabilmente fatto ricorso a strumenti di generazione automatica per sfornare in fretta i tanto contestati costumi, scatenando l’ira di chi, avendo acquistato il prodotto, si sente preso in giro da quella che è stata percepita come una mancanza di rispetto per l’eredità del brand.

L’approdo su nuove piattaforme tra sconti e versioni demo

Parallelamente alla bufera estetica, l’aggiornamento ha segnato il debutto della raccolta su dispositivi mobili e sull’ibrida Nintendo Switch 2, con quest’ultima versione che promette prestazioni migliorate come i 1080p a 120fps in modalità portatile. La versione per Android e iOS, in particolare, è stata sviluppata – come ci tengo a sottolineare gli stessi produttori – a partire dal codice originale dei giochi e non come semplice porting delle versioni console, un approccio che avrebbe dovuto garantire un’ottimizzazione perfetta per i comandi touch, con tanto di interfaccia utente ripensata per lo schermo dei telefoni e la possibilità di giocare gratuitamente i primi livelli di ogni capitolo prima dell’acquisto. Un’iniziativa, quella della demo integrata, che avrebbe potuto rappresentare un fiore all’occhiello per Aspyr, ma che ora rischia di passare in secondo piano rispetto alla bufera mediatica. Il prezzo, fissato a circa 30,99 euro sullo store di Google, è stato giustificato dalla volontà di offrire un pacchetto completo privo di pubblicità o microtransazioni, allineato alla controparte console, ma con il malcontento generale è probabile che molti potenziali acquirenti ci penseranno due volte prima di spendere quella cifra.

Una valanga di recensioni negative su Steam

Il termometro del malcontento, come spesso accade nell’era digitale, è facilmente misurabile sulla piattaforma Steam, dove la pagina di Tomb Raider I-III Remastered ha visto un’impennata di recensioni negative nelle ore successive al rilascio del patch. Dei commenti pubblicati recentemente, una percentuale minima – inferiore al quindici per cento – è risultata positiva, un dato che ha fatto precipitare il rating complessivo degli ultimi giorni nella fascia delle valutazioni “estremamente negative”. Un coro unanime di voci che, al di là delle polemiche puramente grafiche, lamenta un peggioramento generale dell’esperienza ludica, con l’intelligenza artificiale dei nemici che sembra aver fatto passi indietro e una stabilità complessiva del prodotto che ne avrebbe risentito, come se l’introduzione dei nuovi elementi avesse rotto un equilibrio che fino a pochi giorni prima funzionava egregiamente. Alcuni giocatori, con messaggi carichi di sarcasmo, hanno affermato che pur essendo gratis l’aggiornamento, non lo avrebbero voluto, arrivando a chiedere la possibilità di disinstallarlo per tornare alla versione precedente, quella che definiva un prodotto finito e rispettoso.

L’ombra dell’intelligenza artificiale sui lavori di Aspyr

Non è la prima volta, del resto, che il nome di Aspyr finisce al centro di polemiche legate all’uso dell’intelligenza artificiale generativa. Già lo scorso autunno, in occasione dell’uscita di Tomb Raider IV-VI Remastered, il team era stato accusato di aver impiegato algoritmi per la creazione di alcuni contenuti, gettando un’ombra di sospetto sulla loro filosofia produttiva. Con questa nuova uscita, i sospetti sono diventati per molti una certezza, alimentati proprio dalla natura indefinita dei segni stampati sugli abiti e dalle texture mal riprodotte, dettagli che difficilmente sarebbero sfuggiti al controllo di un artista in carne e ossa. La scelta, probabilmente dettata da esigenze di budget o di tempo, si è rivelata un boomerang dal punto di vista comunicativo, dimostrando come la community dei fan classici di Lara Croft – quelli cresciuti con i poligoni spigolosi degli anni Novanta – sia oggi più attenta che mai alla qualità e alla coerenza visiva di ogni singolo elemento che va ad aggiungersi al mito.

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