Milan, la panchina a un passo da Amorim: il portoghese supera Glasner e Jaissle

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il casting per la successione a Massimiliano Allegri, esonerato al termine di una stagione che aveva visto il club mancare l’accesso alla Champions League, sembra aver imboccato il rettilineo finale. A settimane di distanza da quel drammatico pomeriggio di maggio, quando la sconfitta interna con il Cagliari aveva spalancato le porte a una rivoluzione senza precedenti che ha travolto non solo la panchina ma anche l’intera dirigenza, la proprietà guidata da Gerry Cardinale è pronta a sciogliere le riserve.

Il favorito, stando alle ultime e insistenti indiscrezioni raccolte dagli addetti ai lavori, è il tecnico portoghese classe 1985, l’ex Manchester United che da gennaio siede senza panchina. La sua candidatura, dopo aver scavalcato nelle gerarchie interne nomi come quelli di Oliver Glasner e Matthias Jaissle, è diventata qualcosa di più di una semplice ipotesi: è una trattativa concreta, alimentata dalla volontà reciproca di chiudere l’affare.

L’effetto Romano e l’apertura totale del portoghese

A fornire l’accelerazione decisiva alla narrazione di questa caccia all’allenatore è stato il noto esperto di calciomercato Fabrizio Romano, il quale ha rivelato come Amorim abbia concesso al Diavolo una “apertura totale”. Tradotto in termini pratici, significa che l’allenatore, reduce da un’esperienza travagliata oltremanica dove aveva ereditato una squadra in difficoltà finendo per raccogliere ben poche soddisfazioni, ha detto sì al progetto rossonero senza tentennamenti.

Una scelta, la sua, che ha comportato anche un gesto di rottura nei confronti del passato: gli agenti di Amorim – che in patria gode ancora di grandissima considerazione – avrebbero infatti declinato una proposta importante proveniente dal Benfica, il club che lo aveva lanciato come calciatore e che sarebbe stato il ritorno a casa più naturale.

Eppure lui ha preferito sposare la causa milanese, convinto – come sussurrano le cronache – che anche l’assenza della massima competizione europea possa rappresentare una base su cui costruire qualcosa di solido, piuttosto che un limite insormontabile.

Perché Glasner è uscito dai giochi e il nodo Jaissle

Se Amorim scala la classifica, dall’altra parte c’è chi inevitabilmente arretra. Oliver Glasner, l’ex tecnico del Crystal Palace accostato insistentemente ai rossoneri nelle scorse settimane, sembra aver subito un sorpasso in autostrada. Secondo quanto riportato dal giornalista Matteo Moretto, l’allenatore austriaco avrebbe perso terreno in modo significativo nelle gerarchie del club, complice forse un cambio di strategia tattica voluto dalla nuova dirigenza. Più indietro, ma comunque in agguato, resta l’altro candidato forte: Matthias Jaissle.

Il tecnico svizzero in forza all’Al-Ahli saudita piace molto per la sua modernità, ma la sua candidatura si scontra con un ostacolo burocratico non da poco. Esiste un contratto milionario che lo lega al club arabo, e per strapparlo alla Saudi Pro League servirebbe un esborso economico sotto forma di indennizzo che al momento la nuova dirigenza milanese – intenta a ripartire da basi solide – non sembra intenzionata a sostenere.

Un profilo da ex ribelle per la rivoluzione tattica

La scelta di Amorim, al di là della sua attuale condizione di svincolato che semplifica le pratiche burocratiche, rappresenterebbe una precisa indicazione di stile per il Milan che verrà. Reduce dall’esonero al Manchester United – dove era stato ingaggiato pagando una clausola milionaria allo Sporting Lisbona per poi essere cacciato dopo soli 14 mesi a causa di contrasti interni con la dirigenza e risultati deludenti che lo videro chiudere il campionato al 15esimo posto – il portoghese si porta dietro l’etichetta di tattico integralista.

La sua fede nel 3-4-3, un sistema che rifiuta compromessi, era stata proprio una delle cause del litigio con i dirigenti dell’Old Trafford, quando aveva intimato agli uffici preposti di “fare il loro lavoro”.

A Milano, dove la frattura con il recente passato è stata netta – con l’addio contestuale del ceo Giorgio Furlani, del direttore sportivo Igli Tare e del direttore tecnico Geoffrey Moncada –, un profilo così spigoloso e dalle idee chiare potrebbe rappresentare l’architrave attorno a cui far ruotare la rinascita, nella speranza che l’ennesima scommessa su un tecnico lusitano dopo il periodo di Stefano Pioli possa stavolta regalare continuità.

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