Scuola, il ddl Valditara sul consenso informato diventa legge: stretta su gender e lite in Senato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo un iter parlamentare segnato da aspre polemiche, il disegno di legge che introduce il principio del consenso informato per l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole ha ricevuto il via libera definitivo dall’Aula del Senato.

Il provvedimento, che diviene così legge, impone una netta cesura rispetto alla precedente autonomia scolastica in materia: mentre nelle scuole dell’infanzia e primarie viene sancito il divieto assoluto di trattare simili tematiche, per gli studenti delle secondarie di primo e secondo grado si introduce l’obbligo di acquisire il nulla osta scritto delle famiglie (o dello studente se maggiorenne) prima di avviare qualsiasi attività extracurriculare o progetto di ampliamento dell’offerta formativa che tocchi la sfera sessuale o affettiva.

La ratio della norma, come sostenuto dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, risiede nella tutela dei minori da quelle che sono state definite “derive ideologiche” o “propaganda gender”, restituendo centralità al ruolo educativo della famiglia sancito dalla Costituzione.

Parallelamente, però, il testo legislativo sottolinea anche l’introduzione dell’educazione al rispetto e alle relazioni in tutti i gradi di istruzione, specificando che la biologia della riproduzione continuerà a essere insegnata nei programmi di scienze, laddove anzi viene potenziata la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili nelle scuole medie.

La "vittoria" della maggioranza e il caso dei bagni di Grosseto

La reazione della maggioranza, come prevedibile, è stata immediata e trionfalista. L’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Paolo Inselvini, ha parlato di una grande vittoria per le famiglie italiane contro il tentativo di indottrinamento, una linea analoga a quella espressa dal deputato grossetano Fabrizio Rossi.

Quest’ultimo, nel commentare l’approvazione della legge, ha agganciato il provvedimento a una polemica locale che aveva agitato le cronache nelle settimane precedenti: quella riguardante i bagni cosiddetti “gender neutral” allestiti alla Cittadella dello studente di Grosseto, dove cartelli con icone di Batman, sirene o alieni avevano sostituito i tradizionali simboli maschili e femminili.

Per Rossi, episodi come quello toscano rappresentano il simbolo del “conformismo woke” che la nuova legge intende arginare, ridicolizzando l’idea che l’inclusione debba passare attraverso l’azzeramento delle differenze biologiche. Al contrario, il presidente della Provincia di Grosseto (e voce critica verso questa visione) aveva difeso l’iniziativa come un forte messaggio di accoglienza, uno scambio di battute che evidenzia la profonda frattura culturale sottesa al provvedimento nazionale.

Scontro fisico e verbale a Palazzo Madama

Se all’esterno il dibattito era già rovente, l’aula di Palazzo Madama è stata testimone di uno scontro di rara intensità proprio nel giorno del voto finale. Oltre alla consueta contrapposizione politica – il Partito Democratico ha parlato di “analfabetismo relazionale” e di una legge che abbandona i ragazzi alla pornografia online – l’atmosfera è degenerata in un faccia a faccia violentissimo tra il ministro Valditara e il senatore dem Filippo Sensi.

Secondo il racconto dello stesso senatore del Pd, rilasciato ai microfoni di Radio1, lo scontro sarebbe nato da un richiamo rivolto al ministro, accusato di essere assente dal banco del governo durante la discussione. Sensi ha dichiarato di avergli detto “sei pagato per stare lì”, scatenando la reazione furiosa del ministro che, “inciprignito”, avrebbe intimato all’oppositore di portargli rispetto, con i due che sarebbero venuti quasi alle mani.

L’episodio, che ha visto il senatore scusarsi con il presidente d’aula per la durezza dei toni, cristallizza la tensione che ha accompagnato l’intera genesi della legge, approvata nonostante le pregiudiziali di costituzionalità sollevate dalle opposizioni e prontamente respinte dall’Assemblea.

Le regole operative del meccanismo di "consenso informato"

Nel merito tecnico, la nuova normativa definisce un iter rigido per le scuole secondarie: gli istituti dovranno mettere a disposizione delle famiglie, con un preavviso di almeno sette giorni, tutto il materiale didattico, gli obiettivi e i curricula degli esperti esterni coinvolti. Solo dopo aver ricevuto il consenso scritto, lo studente potrà partecipare alle attività; in caso di diniego, il ragazzo dovrà astenersi dalle lezioni, sebbene i sostenitori della legge sottolineino che questo meccanismo vige già per altre uscite didattiche.

Viene inoltre rafforzata la selezione dei professionisti esterni, i cui criteri di scelta (basati su titoli scientifici o accademici) saranno stabiliti dal collegio docenti e approvati dal consiglio d’istituto. L’obiettivo dichiarato, come ribadito dal ministro Valditara, è garantire che temi delicati come l’identità di genere siano affrontati esclusivamente da medici, psicologi o professionisti seri, e non da attivisti ritenuti ideologizzati.

Sul fronte opposto, i critici – tra cui il senatore Ivan Scalfarotto (Italia Viva) – hanno denunciato il rischio che questa impalcatura burocratica finisca per privare i ragazzi omosessuali o in situazioni familiari difficili dell’unica rete di protezione rappresentata dalla scuola, subordinando il diritto all’informazione alla volontà di genitori potenzialmente ostili o impreparati.

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