Sarri e la Lazio, un'analisi senza veli: dal derby contestato alle critiche al sistema
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Redazione Sport
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Maurizio Sarri, approfittando della sosta internazionale, stila un bilancio schietto e per nulla indulgente dell'inizio di stagione della sua Lazio, un avvio segnato da un magro bottino di sette punti che relega la formazione biancoceleste in una posizione di classifica, la tredicesima, chiaramente insoddisfacente. Il tecnico toscano, il cui approccio analitico non è mai venuto meno neppure nei momenti di maggior difficoltà, chiede con fermezza a chi circonda il club un bene prezioso e sempre più raro nel calcio moderno: la pazienza. Una virtù che, a suo dire, serve per accompagnare un gruppo che, nonostante le apparenze, sta dando segnali incoraggianti sebbene i risultati tardino ad arrivare, in un contesto dove le rivali, al contrario della Lazio, hanno operato con maggior convinzione sul mercato estivo.
Il derby, un rammarico e una polemica
Tra le varie considerazioni, Sarri ritorna con il pensiero alla sconfitta nel derby, un episodio che ha lasciato un profondo rammarico nell'ambiente e che, secondo la sua personale valutazione, ha paradossalmente rappresentato la miglior prestazione collettiva della squadra in questo primo scorcio di campionato. “Contro una Roma in salute”, ha dichiarato ai microfoni di Lazio Style Radio, “i miei ragazzi hanno lottato senza alibi e hanno giocato per ottenere il risultato”. Una partita, però, il cui ricordo è offuscato da un'amaragine che il Comandante non riesce a digerire, arrivando a contestare apertamente alcune decisioni arbitrali che, a suo giudizio, hanno influenzato l'esito dell'incontro; senza scendere in dettagli espliciti, ha fatto riferimento a una serie di falli, “cinque in dieci minuti commessi da un solo calciatore giallorosso”, definendo l'accaduto come qualcosa di contrario allo spirito stesso del gioco.
Il monito per i giovani e il campionato Primavera
La riflessione del tecnico si allarga poi a un tema a lui caro, quale la crescita e lo spazio concesso alle giovani promesse del calcio italiano, lanciando un monito severo sull'organizzazione del campionato Primavera. “Cosa stiamo facendo per i giovani italiani?”, si è chiesto con tono provocatorio, denunciando il fatto che questi talenti siano costretti a esprimersi in “campi ignobili e con appena 150 spettatori”. Una situazione che, com'è ovvio, non prepara adeguatamente un ragazzo al salto di qualità e alla pressione che comporta l'esordio in Serie A, dove pochi giorni dopo lo stesso atleta potrebbe ritrovarsi a dover giocare di fronte a cinquantamila persone, un contrasto palese e destabilante che penalizza il loro sviluppo.
Un quadro complesso e le poche note positive
Il quadro che emerge è dunque quello di una società che, per sua stessa ammissione, non si è rinforzata come le altre, ritrovandosi in una condizione di paragone con squadre come il Torino, e che deve fare i conti con una serie di inconvenienti, dagli infortuni muscolari che hanno decimato la rosa alle squalifiche seguite al derby. In questo scenario complesso, emergono con fatica alcune luci, individuate in quei pochi giocatori, considerati fino a poco tempo fa ai margini del progetto, che sono stati costretti a un reinserimento in prima squadra e che, loro malgrado, sono diventati delle note positive in un inizio di stagione per altri versi deludente.




