Il derby dei fischi: San Siro non perdona Bastoni, bersaglio fischiato dal primo all'ultimo minuto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c'è tregua per Alessandro Bastoni. L'atmosfera incandescente del derby della Madonnina, il primo giocato dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, doveva essere tutta per la stracittadina milanese, e invece si è trasformata in un'ulteriore tappa di un calvario personale che il difensore dell'Inter sta vivendo ormai da settimane. Nel match di domenica 8 marzo a San Siro, il primo pallone giocabile capitato tra i piedi del numero 95 nerazzurro è stato il segnale per l'inizio di una contestazione sonora: l'intero stadio, o per meglio dire la parte rossonera del pubblico, è esplosa in una cascata di fischi.

Un trattamento, questo, che non ha colto di sorpresa il diretto interessato, abituato ormai a essere il bersaglio preferito delle tifoserie avversarie dopo l'episodio che ha cambiato la sua stagione. La contestazione era peraltro iniziata ben prima del fischio d'inizio, nel pre-partita, quando la Curva Nord aveva intonato un coro per omaggiarlo e la risposta dei sostenitori del Milan non si era fatta attendere, coprendo ogni manifestazione di affetto nei suoi confronti con una bordata di disapprovazione.

Le origini di un'ostilità che attraversa la penisola

All'origine di questo accanimento nei suoi confronti c'è un'azione di gioco, certo, ma anche tutto ciò che ne è conseguito. Il noto episodio risale alla sfida di campionato tra Inter e Juventus, quando Bastoni, in un contrasto con Pierre Kalulu, accentuò platealmente un contatto minimo portando l'arbitro a estrarre il secondo cartellino giallo ai danni del difensore francese, con conseguente espulsione. La reazione del giocatore, immortalato mentre esultava con veemenza alle spalle dell'avversario mentre questi lasciava il campo, ha scatenato un'ondata di critiche e ha fatto montare un caso mediatico che non accenna a placarsi.

Da quel momento, ogni trasferta o partita in campo neutro per l'Inter si è trasformata in un'occasione per riempire di fischi Bastoni. Era accaduto a Lecce, poi a Como per la semifinale di Coppa Italia, e ora nel derby di Milano, nonostante le scuse pubbliche del giocatore, che in conferenza stampa aveva ammesso l'errore dichiarando: "Ho accentuato la caduta". Lo stesso Bastoni, nel tentativo di spegnare le polemiche, aveva parlato di "falso perbenismo" e di una "gogna mediatica" che aveva travalicato i limiti, coinvolgendo persino i suoi familiari con minacce ricevute sui social.

La gestione della pressione e la solidarietà degli addetti ai lavori

La caparbietà con la quale i tifosi avversari continuano a bersagliarlo, a distanza di quasi un mese dai fatti, dimostra come la memoria del pubblico sia lunga e come la simulazione, unita all'esultanza, sia stata percepita come un affronto allo spirito sportivo. Qualcuno, nel mondo del calcio, ha però cercato di difenderlo, invitando a voltare pagina. L'allenatore del Como, Cesc Fabregas, aveva spiegato come l'accanimento fosse anche frutto del fatto che Bastoni "gioca nella squadra più forte d'Italia", diventando così un bersaglio naturale per le rivalità.

Nel corso del derby, la pressione psicologica si è sommata anche alla sfortuna. Al minuto 68, Bastoni è stato costretto a lasciare il campo zoppicando dopo un durissimo scontro con Adrien Rabiot, un contrasto che gli è valso un cartellino giallo ma che gli ha procurato una forte contusione alla tibia. Mentre usciva, sostituito da Carlos Augusto, i fischi hanno continuato ad accompagnare i suoi passi verso la panchina, mescolandosi al boato per un cambio che, per i tifosi rossoneri, rappresentava l'uscita di scena del loro principale antagonista della serata.

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