Ibiza Altea a “Verissimo”: «Sono ancora innamorata del papà di mio figlio, il mio primo amore»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ospitata di Ibiza Altea a “Verissimo”, in programma domenica 12 aprile su Canale 5, arriva a pochi giorni dalla sua eliminazione dal “Grande Fratello Vip” – esperienza segnata da accesi scontri con altre concorrenti – e si trasforma in un racconto intimo, privo di filtri, dove la modella riavvolge il nastro di una vita costellata da perdite precoci e legami complicati. Al centro della narrazione, che Silvia Toffanin conduce con la consueta attenzione ai dettagli emotivi, emerge la figura del compagno scomparso, il padre di suo figlio: un uomo che Ibiza continua a definire il suo “primo amore”, una dichiarazione che pesa come un macigno perché pronunciata al passato eppure ancora saldamente ancorata al presente. «Ero molto innamorata e lo sono ancora – confessa davanti alle telecamere –. È stato il mio primo amore, la persona con cui ho fatto le mie prime follie, compreso nostro figlio». Una frase, quest’ultima, che riassume l’intera parabola di una relazione nata quando entrambi erano giovanissimi: lei aveva appena vent’anni quando è diventata madre, mentre Davide – così si chiamava il ragazzo – era «bellissimo» e altrettanto giovane. La difficoltà a coniugare i verbi al passato quando si parla di lui tradisce un lutto mai del tutto elaborato, eppure l’intervista non scende in dettagli espliciti sulla scomparsa, limitandosi a registrare la presenza di un vuoto che la modella porta con sé.
Il rifiuto del padre biologico e la fedeltà a chi l’ha cresciuta
Accanto al dolore per la perdita del compagno, Ibiza Altea affronta un secondo nodo biografico altrettanto spinoso: la scoperta, avvenuta in adolescenza, dell’identità del proprio padre biologico. Un episodio che lei stessa ricostruisce con precisione chirurgica, senza abbandonarsi a facili sentimentalismi. «Mia mamma un giorno mi disse: “C’è una persona che vuole parlare con te” – racconta – e ha girato il telefono. Era in videochiamata con quest’uomo e disse che era mio padre». La reazione fu immediata e secca: un saluto e la testa girata dall’altra parte, gesto che ancora oggi considera la sintesi di un rifiuto mai ritrattato. «Io mi sento figlia di Angelo», precisa con fermezza, riferendosi al padre che l’ha cresciuta e che lei riconosce come unico genitore. Una posizione netta, che non ammette mediazioni né riconciliazioni postume, e che restituisce il profilo di una donna abituata a costruire le proprie appartenenze per scelta, non per vincoli di sangue.
Il rapporto con la madre: «Era uno stile libero, una donna dello spettacolo»
Se con la figura paterna il confine è chiaro, più sfumato e doloroso risulta il legame con la madre, descritta da Ibiza con un misto di amore e rimpianto. «Oggi mia madre è una super nonna – dice in lacrime – ma per me poteva esserci un po’ di più». L’analisi che ne fa è spietata ma mai gratuita: la madre, a suo dire, ha cercato di diventare tale «molto tempo dopo che sono nata», quasi come se la maternità fosse arrivata in ritardo rispetto alla propria natura di «stile libero, una donna dello spettacolo e un po’ figlia dei fiori». Il ritratto che ne esce è quello di una donna che, negli anni in cui Ibiza avrebbe avuto bisogno non di una «super mamma» ma di una madre presente, era altrove – fisicamente o emotivamente – a inseguire un’esistenza bohémien. «Era speciale e unica», concede la modella, ma la frase, pronunciata tra le lacrime, suona più come un atto d’accusa trattenuto che come una lode.
L’infanzia da «baby model» e il prezzo di una perfezione imposta
A completare il quadro di un’educazione fuori dagli schemi c’è il ruolo che Ibiza si è trovata a ricoprire fin da piccola: quello di «baby model» per volere materno. «Mi voleva perfetta», spiega senza troppi giri di parole, riferendosi a una madre che sembrava più interessata all’immagine pubblica della figlia che al suo bisogno di protezione e ascolto. Una dinamica, questa, che ha lasciato tracce profonde: la modella non nasconde di aver vissuto l’infanzia come una sorta di vetrina, dove ogni scatto, ogni posa, doveva rispondere a un canone di eccellenza imposto dall’esterno. Eppure, nonostante le ferite – e l’intervista ne è piena – Ibiza non indulge nella recriminazione fine a sé stessa. Si limita a constatare, con la lucidità di chi ha fatto i conti con le assenze, che quel poco che ha ricevuto l’ha comunque resa la donna che è oggi. Senza conclusioni, senza giudizi universali, solo il resoconto di una vita che ha imparato a camminare su terreni instabili.




