Silvia D'Amico Bendicò, addio alla produttrice che scelse il nome di un cane per non essere solo “figlia di”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È morta a Roma il 25 settembre 2026, all’età di 85 anni, Silvia D’Amico Bendicò. Produttrice, sceneggiatrice e segretaria di edizione, era nata nella Capitale il 2 dicembre 1940 ed era figlia di Suso Cecchi d’Amico e del musicologo Fedele d’Amico. A dare la notizia è stata la Fondazione Franco Zeffirelli.

Un cognome preso in prestito da un levriero

C’è un dettaglio nella sua biografia che racconta più di molte parole il rapporto con la sua genealogia. Per anni firmò i propri lavori con il nome d’arte Bendicò, un omaggio al cane del principe di Salina ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Una scelta che serviva a marcare una distanza dall’etichetta di “figlia di” che inevitabilmente accompagnava chi nasceva in quella casa. Anche le sue società di produzione portavano nomi significativi: Excelsior, ispirato all’hotel romano frequentato dal produttore Giuseppe Amato, e appunto Bendicò.

La sua storia professionale, del resto, non fu mai una semplice appendice di quella materna. Dopo la laurea in filologia e letteratura russa all’Università di Roma, esordì nel 1960 partecipando alla nascita della William Morris Organization, la prima agenzia di attori in Italia.

Dalla sceneggiatura alla produzione, tra Giannetti e Rossellini

L’esordio nel cinema arrivò come sceneggiatrice al fianco di Renato Castellani per Il brigante del 1961. Poi iniziò la collaborazione con Alfredo Giannetti, con cui realizzò La ragazza in prestito e Correva l’anno di grazia 1870, di cui fu anche produttrice, e le serie televisive La famiglia Benvenuti e Tre donne con Anna Magnani. La prima, andata in onda tra il 1968 e il 1970, nacque da una sua idea e ottenne un grande successo di ascolti, consolidando il rapporto con la Rai.

In quegli anni firmò come soggettista e sceneggiatrice anche Dedicato a un pretore e Vita di Antonio Gramsci, quest’ultimo scritto insieme alla madre. L’incontro con Roberto Rossellini segnò una svolta: di lui fu compagna dal 1974 al 1977 e per lui seguì l’intera produzione de Il Messia nel 1975. Insieme progettarono anche Lavorare per l’umanità, dedicato all’amicizia giovanile tra Karl Marx e Friedrich Engels, rimasto incompiuto dopo la morte del regista.

I film che portano la sua firma

Con le sue società, Silvia D’Amico Bendicò produsse alcuni titoli significativi del cinema italiano e internazionale. Tra questi State buoni se potete di Luigi Magni, uscito nel 1983 e dedicato alla figura di san Filippo Neri interpretato da Johnny Dorelli, e Oci ciornie di Nikita Michalkov nel 1987, film per il quale Marcello Mastroianni ottenne il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes.

La sua filmografia comprende anche Le due vite di Mattia Pascal e I soliti ignoti vent’anni dopo di Mario Monicelli e Il cielo cade di Antonio e Andrea Frazzi, premiato con il Globo d’oro come miglior opera prima. Nel 2001 produsse con Parus Film quest’ultimo titolo, con Isabella Rossellini. Il suo ultimo lavoro da produttrice è stato Gli anni belli di Lorenzo d’Amico de Carvalho nel 2021.

Il lavoro sul set e i documentari dedicati ai protagonisti

Il suo metodo di lavoro seguiva ogni fase della realizzazione, dall’ideazione all’edizione, con una presenza costante sul set. Era particolarmente attenta alla vita della troupe, tanto da cucinare spesso per i collaboratori per creare un clima di armonia e condivisione. Alla sua filmografia appartengono anche numerosi documentari biografici dedicati a protagonisti del cinema, tra cui Suso.

La signora del cinema italiano di Luca Zingaretti nel 2007, dedicato alla madre, e Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius di Roberto Meddi e Gioia Magrini nel 2006, dedicato a Marcello Mastroianni. Nel 1991 fece parte della Giuria Internazionale della Mostra del Cinema di Venezia, accanto a nomi come John Boorman e Michel Ciment.

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