Peppe Vessicchio, la figlia Alessia: “Arrivò con la chitarra e scelse di essere mio padre”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A poco più di un mese dalla scomparsa di Peppe Vessicchio, spentosi a sessantanove anni per una polmonite, la sua figura affettiva e umana, già così cara al pubblico, viene ulteriormente illuminata dai ricordi personali di chi lo ha amato nella quotidianità. Sua figlia Alessia, oggi cinquantaseienne, ha scelto di rompere il riserbo per condividere, nel salotto de La Volta Buona condotto da Caterina Balivo, la storia di un legame nato da una scelta consapevole e cresciuto nel solido terreno della dedizione. Quello che la donna ha tratteggiato non è il semplice ritratto di un artista, ma la fotografia di un uomo che, giovanissimo, seppe assumersi una responsabilità enorme, trasformando un incontro casuale in un destino familiare.
L'incontro sul campo di calcetto
L'episodio che segnò l'inizio di tutto avvenne durante una partita di calcetto a Posillipo, quando la vita di una bambina di sette anni e di sua madre ventottenne incrociò quella di un ragazzo di venti. “A un certo punto arriva la palla sul bordo, io, simpatica canaglia, prendo la palla e arriva quest’uomo, questo ragazzo, tutto scuro ma con degli occhi che hanno detto tutto, in un momento, di quello che era”, ha raccontato Alessia Vessicchio, fissando nell'immaginario collettivo l'istante preciso in cui due esistenze cominciarono a intrecciarsi. Da quel primo sguardo, carico di un'immediata promessa di presenza, il percorso era già tracciato, sebbene nessuno dei protagonisti potesse allora percepirne interamente la portata.
La scelta consapevole di una paternità
Quel giovane, che di lì a poco si sarebbe presentato con una chitarra per suonare il suo repertorio, non si limitò a entrare nelle loro vite come un compagno per la madre. Compì, con una determinazione che tradisce una maturità precoce, una decisione radicale: “Ha scelto di essere mio padre”, ha spiegato la figlia, sottolineando la natura volontaria e attiva di quel vincolo. Una scelta che, come lei stessa ha precisato con parole nitide, distingue il concetto biologico della genitorialità da quello affettivo della paternità: “Genitore è chi genera, mentre papà è colui che accudisce”. Fu proprio questa capacità di accudimento, costante e rassicurante, a fare di Vessicchio il punto di riferimento in ogni difficoltà, colmando con naturalezza e impegno il ruolo di figura paterna.
Un legame che supera il sangue
Il desiderio di formalizzare quell'appartenenza fu talmente forte da spingere il direttore d'orchestra a volerle dare il proprio cognome, un dettaglio che rivela la profondità del suo coinvolgimento emotivo e della sua volontà di riconoscimento pubblico. Anche i piccoli gesti, come il famoso occhiolino rivolto alle telecamere durante le esibizioni al Festival di Sanremo, assumevano un significato privato e preciso: erano, come ha ricordato Alessia, un messaggio cifrato per lei. Ora, di fronte al primo Natale senza di lui, il vuoto si fa più tangibile, ma a permanere è la gratitudine per un amore che non fu un obbligo del destino, ma un dono consapevolmente offerto e coltivato nel tempo, diventando l'essenza stessa di una famiglia.




