L'ultimo saluto a Peppe Vessicchio, tra ricordi e la rabbia di una figlia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il maestro Enrico Melozzi, stringendo a sé il dolore per la scomparsa di Peppe Vessicchio, ha rievocato un aneddoto significativo della loro complicità artistica. “Al Festival 2023 gli ho detto che c’era il bonus Fanta Sanremo. E lui è venuto”, ha raccontato durante la cerimonia funebre, dipingendo con poche parole un ritratto di un uomo curioso e ironico, lontano dall'austerità che talvolta si attribuisce ai grandi direttori d’orchestra. La loro collaborazione, che si era concretizzata nella direzione a quattro mani per la kermesse canora, rappresentava soltanto l’ultimo capitolo di una stima reciproca che andava ben oltre il palcoscenico. Melozzi ha sottolineato, con frasi ricche di subordinate che ne amplificavano il sentimento, come l’eredità di Vessicchio non risieda soltanto nelle sue composizioni, ma anche nel suo modo di porsi verso il prossimo: “Quello che lui ha raccontato, i suoi libri, come si comportava con gli allievi, con i ragazzi, come dava retta ai giovani, come rispettava tutti”. Un metodo di vita, il suo, che ha lasciato un’impronta profonda in coloro che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino.

Le ultime rassicuranti parole prima dell'addio

Accanto ai tributi pubblici, si è levata la voce straziata di Alessia Vessicchio, la figlia che ha condiviso con i presenti le ultime, fiduciose, parole del padre. La sera prima che le sue condizioni volgessero al peggio, il maestro aveva tentato di tranquillizzarla dall’ospedale, promettendole: “Stai serena che torno a casa”. Una frase, questa, che oggi suona come un commovente testamento di speranza, aggrappata a una normalità che non ci è stata restituita. Alessia ha voluto specificare che, fino a poco prima del ricovero, suo padre “stava bene” e non aveva manifestato segni premonitori particolari, un dettaglio che rende la perdita ancor più improvvisa e difficile da accettare per chi gli era vicino.

Il cordoglio si trasforma in una proposta concreta

Mentre i familiari e i colleghi elaboravano il lutto in privato, l’affetto del pubblico ha iniziato a organizzarsi in maniera del tutto spontanea attraverso il web. L’onda di cordoglio per la morte del maestro, spentosi a sessantanove anni, ha infatti generato una mobilitazione digitale tesa a trovare un degno riconoscimento permanente alla sua figura. L’idea che sta raccogliendo il maggior sostegno, veicolata principalmente sui social network e attraverso una petizione sulla piattaforma Change.org, è quella di intitolare il Teatro Ariston di Sanremo a Peppe Vessicchio. Quel palco, che per decenni ha ospitato le sue direzioni d’orchestra, viene visto dalla sua vasta platea di ammiratori come il luogo simbolo più appropriato per custodirne la memoria, trasformando così un luogo di spettacolo in un monumento vivente al suo genio.

Un inedito che svela la passione per la ricerca sonora

A completare il mosaico dei ricordi è emerso anche un video finora inedito, risalente al settembre 2017, che cattura Vessicchio nell’atto di dirigere i suoi Solisti del sesto armonico all’interno della fabbrica di fisarmoniche Dallapé a Stradella. Quelle immagini, che lo ritraggono circondato dagli strumenti in una location atipica e suggestiva, si collegano a una delle sue tante esplorazioni musicali. Nella primavera dello stesso anno, infatti, il maestro si era recato in Oltrepò per collaborare con un’azienda agricola locale a uno studio pionieristico, volto a analizzare gli effetti benefici che la musica armonico-naturale poteva esercitare persino sul processo di vinificazione. Un progetto, quello citato, che testimonia una mente sempre in movimento, capace di spaziare dalla direzione d’orchestra classica alla sperimentazione più audace, senza mai perdere di vista il legame viscerale con la cultura e le tradizioni del territorio.

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