L'Ariston e Fazio ricordano Peppe Vessicchio, il maestro della musica

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sulla facciata dell’Ariston, quella stessa che ha visto sfilare le più grandi stelle della musica italiana, ora scorre un’immagine silenziosa e al tempo stesso potentissima, che riproduce il volto noto a tutti, accompagnata da una scritta essenziale, un saluto che è al contempo un commiato e un ringraziamento: «Ciao Peppe. Ciao Maestro». Quel gesto, nella sua disarmante semplicità, ha colpito al cuore non soltanto i familiari e i colleghi più stretti, ma chiunque, nel corso degli anni, abbia vissuto il Festival di Sanremo, sia dalla platea che dall’altra parte del sipario, respirando l’atmosfera unica che solo quel palco sa creare. Vessicchio, che aveva sessantanove anni, era ormai considerato di casa in quel teatro, una presenza fissa e rassicurante, la cui competenza tecnica si fondeva con una gentilezza d’animo non comune e con una calma interiore che gli permetteva di tenere insieme, con uguale maestria, le voci di un’orchestra e le tempeste emotive che spesso accompagnano i grandi eventi.

Le parole di Vacchino e l'applauso del teatro

Walter Vacchino, che dell’Ariston è co-proprietario, ha affidato il proprio cordoglio alla pagina di un social network, usando un tono confidenziale e affettuoso, quasi una carezza pubblica indirizzata a un amico fraterno. «Caro Peppe …», ha esordito, per poi proseguire con un «abbraccio affettuoso e una preghiera per questo nuovo cammino», elencando, in un flusso di coscienza commosso, le qualità che rendevano il maestro un uomo speciale: «la simpatia ironia sensibilità passione generosità professionalità». Vacchino ha poi concluso il suo ricordo con un’immagine particolarmente vivida, dichiarando che gli occhi e il sorriso di Vessicchio «rimangono dentro di me dentro di noi», prima di annunciare, a nome di tutto il teatro, un commosso e doveroso omaggio: «tutti in piedi un applauso dal Teatro Ariston».

Il ricordo in televisione durante "Che tempo che fa"

Domenica nove novembre, anche la televisione ha voluto dedicare uno spazio alla memoria del direttore d’orchestra, scomparso a causa di una polmonite interstiziale. Fabio Fazio, nel programma di cui è conduttore, ha infatti deciso di improntare l’intera puntata al ricordo di Peppe Vessicchio, il quale, come è stato rivelato, avrebbe dovuto essere presente in studio proprio in quella serata, ma un improvviso ricovero ospedaliero glielo aveva impedito. Parole di grande partecipazione emotiva sono giunte, nello stesso contesto, anche da Luciana Littizzetto, che insieme a Fazio ha rievocato la figura dell’amico, ripercorrendo gli sketch e i momenti di pura comicità che li avevano visti protagonisti insieme, non soltanto durante le edizioni del Festival di Sanremo ma anche in altre occasioni.

La malattia e l'omaggio della musica live

La polmonite interstiziale, che ha condotto a esito fatale la vita del maestro all’ospedale San Camillo di Roma, è stata descritta da un esperto come una patologia “subdola” e “sottovalutata”, un’infiammazione dei polmoni che, in certi casi, può evolversi in maniera negativa molto rapidamente, esattamente come è accaduto a Vessicchio. Mentre a Roma si svolgevano i funerali in forma strettamente privata, il mondo della musica continuava a rendergli omaggio: sabato sera, ad esempio, durante un concerto al Modigliani Forum di Livorno, il cantautore Alfa ha voluto dedicare un pensiero al maestro, con il quale in passato aveva avuto modo di collaborare. Il giovane artista, che porta addirittura un tatuaggio sul braccio raffigurante il volto di Vessicchio, ha voluto specificare, con una frase che suona come un’epigrafe, che il maestro «non è solo sulla pelle ma è tatuato anche nel cuore».

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