I legami tra Trump e la cultura del wrestling, tra Hulk Hogan e l’America che cambia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il cuore di Hulk Hogan si è fermato, ma il suo lascito – fatto di muscoli, spettacolo e una certa idea di virilità – continua a influenzare un pezzo d’America. La sua morte, avvenuta il 24 luglio per un arresto cardiaco a 71 anni, ha riportato alla luce un legame che oltreoceano è ben più che folkloristico: quello tra il conservatorismo combattente di Donald Trump e la cultura ipertrofica del wrestling, con le sue coreografie di forza e il suo culto della performance. Un mondo, quello della WWE e dell’UFC, che non è mai stato solo intrattenimento, ma ha spesso riflesso – e alimentato – un immaginario politico preciso.
Quando, nel giugno 2023, Hogan aprì le porte della sua villa a Clearwater Beach, mostrando una vita fatta di «alimentazione bio e zero eccessi», era difficile immaginare che quell’icona degli eccessi anni ’80 potesse incarnare una parabola così americana: quella del riscatto, della redenzione fisica e, infine, della scomparsa. «Fratello, devi puntare in alto», ripeteva con la voce roca, mentre raccontava di allenamenti e disciplina. Eppure, dietro quell’immagine di sobrietà, i ritmi del wrestling – e dei suoi derivati commerciali – non gli avevano concesso tregua. Bubba, collega e amico, ha rivelato che gli impegni frenetici, tra promozioni e apparizioni, potrebbero aver aggravato le sue condizioni dopo un’operazione al collo. «Se avesse rallentato, forse sarebbe ancora qui», ha detto, senza mezzi termini.
La carriera di Hogan, al secolo Terrence Gene Bollea, è stata un susseguirsi di successi oltre il ring: reality show, film, investimenti. Un patrimonio stimato in 25 milioni di dollari, di cui il 30% andrà alla terza moglie, testimonia una vita trascorsa a cavallo tra gloria e eccessi, tra scandali e ritorni in scena. Ma è proprio questa ambivalenza a renderlo un simbolo perfetto per un’America divisa, dove la forza fisica si mescola alla retorica della resilienza, e dove Trump – che nel 2007 fu introdotto nella WWE Hall of Fame – ha saputo trasformare lo spettacolo in consenso.




