Concerto di Capodanno a Venezia, fra tradizione lirica e una protesta in sordina
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Sarà la bacchetta di Michele Mariotti, al suo debutto sul podio del Teatro La Fenice in occasione delle festività, a scandire il tempo dei Concerti di Capodanno 2025-2026 nel celebre tempio veneziano della musica. Il direttore, una delle figure più acclamate del panorama contemporaneo e alla guida del Teatro dell’Opera di Roma, condurrà un ensemble di primo piano: al suo fianco, infatti, saliranno sul palco il tenore Jonathan Tetelman – anch’egli per la prima volta in questo teatro – e la soprano Rosa Feola, senza dimenticare il Coro preparato da Alfonso Caiani e l’Orchestra del La Fenice stessa. Un programma, quello in scaletta, che attinge a piene mani dal repertorio della tradizione italiana, proponendo un mosaico di arie e sinfonie pensato per accogliere l’anno nuovo. La serata del 30 dicembre 2025, cui si riferisce la recensione, sarà replicata nella giornata del primo gennaio, quando i telespettatori potranno seguire la seconda parte del concerto in diretta su Rai1 a partire dalle ore 12.20.
La scelta artistica e un contesto non privo di polemiche
L’avvicendamento sul podio, che vede Mariotti prendere il posto di altri colleghi, interviene in un dibattito più ampio sulla capacità di rinnovamento di questo appuntamento fisso. Critiche ricorrenti, nel corso degli anni, hanno infatti sottolineato una certa prevedibilità nelle scelte artistiche e nell’impaginazione generale dell’evento, sollevando questioni sulla necessità di un respiro più innovativo. Una dimensione di staticità, questa, che sembra riflettersi anche nel meccanismo delle nomine direttoriali, sebbene la presenza di Mariotti rappresenti di per sé un elemento di novità per il teatro veneziano. Il concerto, dunque, si colloca in un crocevia tra l’omaggio a un glorioso passato operistico e le attese di un cambiamento, sempre invocato ma di difficile realizzazione in contesti così legati al loro stesso mito.
La protesta simbolica di orchestra e coro
Accanto alle considerazioni di carattere artistico, la kermesse si svolgerà all’ombra di una delicata contestazione interna. I componenti del coro e dell’orchestra, infatti, hanno annunciato che durante l’esecuzione indosseranno una spilla come segno di protesta silenziosa. Il gesto, assolutamente simbolico e non invasivo, è finalizzato a esprimere il loro dissenso verso la recente nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del teatro. La decisione di astenersi da qualsiasi forma di sciopero – presa, come dichiarato, per “onorare l’impegno con il pubblico” – non preclude quindi una manifestazione di disappunto garbata ma inequivocabile, un modo per far sentire la propria voce senza interrompere la magia dello spettacolo. Sulla legittimità di simili forme di protesta pacifica è intervenuto lo stesso sovrintendente, affermando di considerarle accettabili quando condotte con quel tono discreto che sembra caratterizzare questa iniziativa.
Il panorama televisivo del primo dell’anno
L’offerta radiotelevisiva per il primo giorno del 2026, d’altronde, non si esaurisce con la trasmissione veneziana. La Rai, infatti, mantiene viva la consuetudine di accostare due anime musicali ben distinte, proponendo ai telespettatori un doppio appuntamento di grande richiamo. Accanto alla lirica italiana del La Fenice, andrà in scena l’immancabile concerto dal Musikverein di Vienna, con la sua esibizione dedicata principalmente ai valzer e alle polke della famiglia Strauss. Due tradizioni, quella italiana e quella viennese, che da decenni si specchiano l’una nell’altra attraverso lo schermo, offrendo al pubblico un viaggio attraverso stili e sensibilità differenti ma ugualmente rappresentative di un modo celebrativo di intendere l’inizio del nuovo anno. Una programmazione che, nel suo dualismo, sembra voler accontentare palati diversi, unendo il calore del melodramma alla leggiadria del valzer.




