L'omicidio di Dolores Dori: un delitto tra campo nomadi e il programma di protezione del fratello
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Redazione Interno
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Nelle prime ore di giovedì sera, un'autovettura Alfa Romeo Stelvio con targa falsa si è fermata per pochi, interminabili secondi davanti al pronto soccorso dell'ospedale di Desenzano del Garda. Dall'auto, che poi è fuggita rapidamente con a bordo almeno un uomo, è stato scaricato il corpo senza vita di Dolores Dori, una donna di 43 anni, madre di tre figli, con tre gravissime ferite da arma da fuoco all'addome e a una gamba. Nonostante il tempestivo intervento chirurgico, le sue condizioni erano troppo compromesse e la morte è sopraggiunta nella notte.
La ricostruzione della lite nel campo nomadi
Le indagini dei Carabinieri si stanno concentrando sulla ricostruzione della sequenza di eventi. L'episodio fatale sarebbe avvenuto in un campo nomadi nel comune di Lonato, dove la donna, residente a Camponogara ma originaria di Vicenza, si trovava per ragioni da accertare. Proprio lì, a seguito di una lite, qualcuno le avrebbe esploso contro i tre colpi di pistola mortali.
Il fratello collaboratore di giustizia e la pista della vendetta
Un elemento che catalizza l'attenzione degli investigatori è la figura del fratello di Dolores Dori. L'uomo è un collaboratore di giustizia detenuto nel carcere di Prato, recentemente inserito in un programma di protezione. Il suo contributo ha permesso una maxi-inchiesta sul traffico di cellulari e droga tra i boss mafiosi nel penitenziario. Le forze dell'ordine stanno valutando una possibile connessione tra la sua scelta di collaborare e l'omicidio della sorella.
Il passato giudiziario della vittima
Anche il profilo della vittima presenta elementi di contatto con un passato giudiziario. Dolores Dori era nota alle forze dell'ordine per alcune condanne per truffa, risalenti a quasi un decennio fa. Questo ritratto, unito al contesto familiare, rende il quadro investigativo particolarmente complesso, dove i legami di sangue si intrecciano a quelli con la malavita.




